Risposta rapida
Sì, il mutuo con un contratto co.co.co si può avere, ma la banca legge il compenso come un reddito meno stabile di uno stipendio. Nessuna legge esclude i collaboratori, e nelle politiche di credito che vediamo ogni giorno il reddito da collaborazione spesso conta solo in parte, oppure solo se nella domanda entra anche il reddito stabile di un cointestatario o di un garante.
Con 1.600 € netti al mese contati per intero si chiedono circa 113.871 € in 30 anni a tasso fisso; contati a metà, circa 56.935 €; in due con un partner da 1.500 € netti a tempo indeterminato, circa 220.625 €. Per il tuo compenso, la simulazione gratuita di GoMutuo ti dice in 6 minuti se il mutuo è fattibile e con che rata.
Le regole per chi lavora a termine da dipendente sono nella guida al mutuo con contratto a tempo determinato.
Cos'è un co.co.co e perché per la banca non è uno stipendio?
Il co.co.co, la collaborazione coordinata e continuativa, è un lavoro svolto con continuità per un committente senza esserne dipendenti: per questo la banca non lo legge come uno stipendio. L'art. 409, numero 3, del codice di procedura civile parla di rapporti di collaborazione «che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato». Se invece è il committente a organizzare il lavoro, l'art. 2 del D.Lgs. 81/2015 applica le regole del lavoro subordinato alle collaborazioni «le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente».
Per il fisco il compenso è fra i redditi «assimilati ai redditi di lavoro dipendente» (art. 50, comma 1, lettera c-bis, del TUIR): il committente trattiene l'IRPEF e ogni anno ti consegna la Certificazione Unica (CU). I contributi vanno alla Gestione separata, la gestione dell'INPS a cui sono iscritti i collaboratori (legge 335/1995, art. 2, comma 26): nel 2026, per chi non ha un'altra previdenza obbligatoria, l'aliquota è del 35,03%, per un terzo a carico tuo e per due terzi del committente (circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026). Su 2.000 € lordi al mese la tua parte è di 233,53 €; tolte anche IRPEF e addizionali resta il netto del cedolino, che è quello che conta per la banca.
Per chi presta i soldi conta la durata: il rapporto dura quanto prevede il contratto, e la banca si chiede se il compenso continuerà per tutti gli anni del mutuo.
Come conta la banca il reddito di un co.co.co?
La banca spesso conta il compenso di un co.co.co solo in parte, o solo accanto a un reddito stabile: nessuna norma dice quanto vale, e ogni banca lo decide nella valutazione del merito creditizio, che l'art. 120-undecies del Testo unico bancario vuole fatta «tenendo conto dei fattori pertinenti per verificare le prospettive di adempimento» del cliente. Nelle politiche di credito che vediamo le risposte sono tre:
- Solo in parte. Il compenso entra nel conto ridotto; di quanto, lo decide la banca.
- Solo accanto a un reddito stabile. Vale se nella domanda c'è anche un altro reddito stabile, come quello di un cointestatario dipendente a tempo indeterminato. Da solo, il mutuo non parte.
- Per niente. I contratti atipici che non raggiungono i requisiti della banca, così come i redditi non documentati, di solito restano fuori dal conto.
Aiuta tutto quello che mostra un rapporto lungo e regolare: anni con lo stesso committente, rinnovi senza mesi scoperti, compensi simili da un anno all'altro. È la «capacità di rimborso nel tempo» che, secondo la guida della Banca d'Italia, la banca verifica con l'istruttoria. Per chi lavora tramite agenzia vale un ragionamento simile: vedi il mutuo con contratto in somministrazione.
Quanto puoi chiedere con un co.co.co? Sei scenari
Con un co.co.co da 1.600 € netti al mese il mutuo va da circa 56.935 € a circa 220.625 € in 30 anni, secondo quanto la banca conta la collaborazione e chi firma con te. Marta, 31 anni, collabora da tre anni con una casa editrice, con un co.co.co rinnovato ogni anno; Paolo, il compagno, guadagna 1.500 € netti a tempo indeterminato; la madre di Marta, impiegata con 2.000 € netti, può farle da garante. Rata al 33% del reddito contato; le metà sono ipotesi, non la regola di una banca.
| Come la banca conta il compenso di Marta | Reddito contato | Rata massima | Mutuo in 25 anni (TAN 3,84%) | Mutuo in 30 anni (TAN 3,76%) |
|---|---|---|---|---|
| Per intero, Marta da sola | 1.600 € | 528 € | 101.726 € | 113.871 € |
| A metà, Marta da sola | 800 € | 264 € | 50.863 € | 56.935 € |
| Per intero, con la madre garante contata a metà | 2.600 € | 858 € | 165.304 € | 185.040 € |
| Per intero, in due con Paolo | 3.100 € | 1.023 € | 197.094 € | 220.625 € |
| A metà, in due con Paolo | 2.300 € | 759 € | 146.231 € | 163.689 € |
| Non contato: resta solo Paolo | 1.500 € | 495 € | 95.368 € | 106.754 € |
Tassi del 8 ottobre 2026: TAN = IRS della stessa durata più uno spread stimato di 0,30%. Per la coppia, fra la banca che non conta la collaborazione e quella che la conta tutta ci sono 113.871 € di mutuo: con un co.co.co conviene capire come ogni banca legge il contratto prima di guardare il tasso.
Il calcolo, passo per passo
Il caso della prima riga: Marta da sola, compenso contato per intero, 30 anni a tasso fisso.
- Rata massima. Sul netto del cedolino, 1.600 € × 33% = 528 €. Il 33% è la soglia di prassi, il 30% quella prudenziale; la guida della Banca d'Italia, più prudente, parla di «un terzo» del reddito disponibile, cioè al netto delle spese fisse. Il tetto oltre il quale la banca chiede garanzie o rifiuta cambia da banca a banca.
- Tasso. L'IRS a 30 anni, l'indice dei mutui a tasso fisso, è al 3,462% (rilevazione del 8 ottobre 2026, fonte ICE Swap Rate); con lo spread stimato, il margine della banca, di 0,30%, il TAN, cioè il tasso annuo del mutuo, è del 3,76%.
- Capitale. 360 rate da 528 € al 3,76% ripagano circa 113.871 €. In Excel: =VA(3,76%/12; 360; -528).
- Casa e anticipo. Con la banca che finanzia di norma fino all'80% del valore, la casa può costare fino a circa 142.339 €, con 28.468 € di anticipo. Ipotizzando spese una tantum del 5-6% del prezzo (imposte, notaio, perizia, istruttoria), in tutto servono da parte 35.585-37.008 €.
Formule, fonti dei tassi e limiti delle stime sono in come facciamo i calcoli.
Quali documenti servono a un collaboratore per il mutuo?
Servono i documenti che mostrano quanto guadagni e da quanto tempo: contratto con i rinnovi, cedolini, CU, estratto contributivo INPS ed estratti conto.
- Contratto e rinnovi. Tutti, dal primo: dicono da quando lavori con quel committente e fino a quando è previsto il rapporto.
- Cedolini. Il committente privato iscrive i collaboratori nel libro unico del lavoro, con compensi e trattenute (art. 39 del D.L. 112/2008). Di solito servono gli ultimi 2 o 3, consecutivi, prima della domanda.
- CU. L'ultima ricevuta; alcune banche chiedono le ultime due. Secondo le istruzioni della CU 2026, il compenso sta nei punti 1 e 2, fra i redditi di lavoro dipendente e assimilati; nella sezione INPS Gestione separata ci sono i compensi lordi (punto 45), i contributi trattenuti a te (punto 47) e il codice del rapporto, 18 per il co.co.co (punto 51).
- Estratto contributivo INPS. Mostra i mesi coperti in Gestione separata. L'anno intero si accredita con i contributi dovuti sul minimale di reddito, 18.808 € nel 2026 (circolare INPS n. 8/2026); sotto, per l'art. 2, comma 29, della legge 335/1995, «i mesi di assicurazione da accreditare sono ridotti in proporzione alla somma versata». Sotto circa 1.567 € lordi al mese vedrai meno di 12 mesi anche lavorando tutto l'anno: lo spiegano contratti e CU. Come si scarica è nella guida all'estratto contributivo INPS per il mutuo.
- Estratti conto. Quelli ufficiali, con intestatario, IBAN, periodo e saldi, non la lista movimenti, di tutti i conti su cui passano entrate e spese.
Come rendere più forte la domanda?
Le leve sono un secondo reddito stabile, un garante, più anticipo e il momento della domanda; sotto i 36 anni anche il Fondo Consap.
- Un cointestatario con reddito stabile. Il suo reddito si somma al tuo e apre anche le banche che contano la collaborazione solo accanto a un reddito stabile: per Marta e Paolo, da 113.871 € a circa 220.625 € in 30 anni.
- Un garante. Per la guida della Banca d'Italia la banca può chiedere altre garanzie oltre all'ipoteca «quando il cliente ha un reddito basso rispetto alle rate, non ha un lavoro stabile o chiede un mutuo per un ammontare superiore all'80% del valore dell'immobile», per esempio la fideiussione di un parente. Il reddito del garante conta per intero, in parte o solo come garanzia, secondo la banca: con la madre contata a metà, Marta arriva a circa 185.040 €.
- Più anticipo. Chiedendo meno dell'80% del valore il rischio della banca scende; oltre quella soglia, avverte la stessa guida, gli intermediari «richiedono maggiori garanzie e spesso applicano condizioni meno favorevoli per il cliente».
- Il momento giusto. Meglio subito dopo un rinnovo che a ridosso della scadenza, e senza altre rate: con un'auto da 200 € al mese, Marta da sola scende a circa 70.738 € in 30 anni.
- Fondo Consap, sotto i 36 anni. Il contratto non conta: la garanzia va «esclusivamente» alle categorie di legge, a partire da quelle della legge 147/2013, art. 1, comma 48, lettera c, fra cui i «giovani che non hanno compiuto trentasei anni di età» e, a qualunque età, i genitori soli con figli minori e i conduttori di alloggi IACP, cioè gli inquilini delle case degli Istituti autonomi per le case popolari. Fino al 2021 la norma parlava di under 35 «titolari di un rapporto di lavoro atipico»: l'art. 64, comma 2, del D.L. 73/2021 ha lasciato solo l'età. Il mutuo arriva al massimo a 250.000 € (scheda Consap) e la banca può finanziare fino al 100% del prezzo, ma la rata resta quella che il reddito regge: vedi la guida al Fondo di garanzia prima casa.
Prestazione occasionale, voucher, lavoro a progetto: cosa cambia per il mutuo?
Per il mutuo cambia molto: la prestazione occasionale ha un tetto di 5.000 € l'anno, voucher e contratto a progetto non esistono più, e la ritenuta d'acconto riguarda un lavoro saltuario.
| Contratto | Cosa dice la legge | Per il mutuo |
|---|---|---|
| Prestazione occasionale e Libretto Famiglia, al posto dei voucher | I voucher sono aboliti dal D.L. 25/2017; oggi al massimo 5.000 € l'anno per ciascun lavoratore, da tutti i datori insieme, esenti da imposte (art. 54-bis D.L. 50/2017) | Anche al tetto sono circa 417 € al mese: non reggono una rata |
| Lavoro autonomo occasionale con ritenuta d'acconto | Attività non abituale, redditi diversi (art. 67 TUIR); contributi alla Gestione separata solo oltre 5.000 € di reddito l'anno (art. 44 D.L. 269/2003), che non è un tetto ai compensi | Reddito saltuario: di solito non conta |
| Lavoro a progetto | Superato dal 25 giugno 2015 (art. 52 D.Lgs. 81/2015), restano le collaborazioni dell'art. 409 c.p.c. | Oggi si valuta come un co.co.co |
Norme lette su Normattiva il 4 ottobre 2026. Lavoratore atipico, invece, è un'etichetta che mette insieme contratti molto diversi, ognuno con le sue regole. L'apprendistato, per esempio, per l'art. 41 del D.Lgs. 81/2015 è un contratto a tempo indeterminato, ma non tutte le banche lo leggono così: vedi il mutuo con apprendistato.
Alcuni casi particolari
- Più committenti. Ognuno ha il suo contratto e la sua CU: portali tutti. Un rapporto appena cominciato mostra meno continuità di uno che dura da anni.
- Collaborazione accanto a uno stipendio o a una pensione. L'aliquota sulla collaborazione scende al 24% invece del 35,03%, sempre per un terzo a tuo carico, e un reddito stabile nella domanda c'è già: la collaborazione si aggiunge, per intero o in parte secondo la banca.
- Anche il partner è a termine o collaboratore. Per le banche che contano la collaborazione solo accanto a un reddito stabile due redditi atipici non bastano: serve un garante con reddito stabile, oppure una banca che conti le collaborazioni anche da sole.
- Il committente ti assume. Da dipendente valgono le regole dello stipendio: di solito serve almeno il periodo di prova superato, e alcune banche chiedono un'anzianità minima, da 6 mesi fino a 3 anni. I dettagli sono nella guida su quanta anzianità lavorativa serve per il mutuo.
- Sei straniero. Molte banche chiedono anche la residenza in Italia da alcuni anni e un lavoro stabile, e alcune guardano la durata del permesso di soggiorno: con un co.co.co spesso serve anche il reddito stabile di un cointestatario o di un garante.
- Ti propongono la partita IVA. Il reddito si legge sulle dichiarazioni e di solito servono alcuni anni di attività: vedi il mutuo con partita IVA.
- La collaborazione finisce dopo il rogito. Il mutuo resta, ma sulla prima casa puoi chiedere al Fondo Gasparrini di sospendere le rate fino a 18 mesi (L. 244/2007, art. 2, commi 476 e 479, lettera b), se il rapporto non è finito per accordo fra voi, per tuo recesso senza giusta causa o per recesso del committente per giusta causa. Servono anche gli altri requisiti del Fondo, fra cui ISEE fino a 30.000 €, un mutuo erogato per non più di 250.000 € e in ammortamento da almeno un anno, e la disoccupazione ancora in corso quando fai la domanda: vedi la guida al Fondo Gasparrini. Se il rapporto si chiude senza che tu lo voglia, e la Gestione separata è la tua sola previdenza, senza pensione né partita IVA, all'INPS puoi chiedere anche la DIS-COLL, l'indennità di disoccupazione dei collaboratori (art. 15 del D.Lgs. 22/2015).
Prima di andare in banca metti insieme contratti e rinnovi, le ultime CU e l'estratto contributivo. Le cifre di questa pagina sono stime sui tassi del 8 ottobre 2026: per il tuo caso la simulazione gratuita di GoMutuo ti dice in 6 minuti quanto puoi chiedere, quale rata regge il tuo reddito e se il mutuo che hai in mente è fattibile.




