Risposta rapida
Sì, il mutuo si può chiedere anche in malattia o in aspettativa, perché il contratto di lavoro resta in piedi: cambia il reddito che la banca vede nelle ultime buste paga. In malattia il netto può scendere, nell'aspettativa non retribuita va a zero, in quella retribuita continua ad arrivare. Nessuna legge, e nessuna regola apposita delle banche con cui lavoriamo, dice come leggere quei mesi: valgono le regole generali sul reddito.
È la stessa logica del mutuo chiesto in maternità: conta far vedere qual è lo stipendio normale e quando tornerà. Per il tuo caso puoi vedere gratis, in 6 minuti, quanto puoi chiedere e con che rata.
Che cosa guarda la banca?
La guida della Banca d'Italia sul mutuo mette fra i documenti tipici di un dipendente «la dichiarazione del datore di lavoro che attesta l'anzianità di servizio, almeno l'ultimo cedolino dello stipendio e la copia del modello CUD», che oggi si chiama Certificazione Unica (CU).
- Contratto: di solito serve almeno il periodo di prova superato, e alcune banche chiedono un'anzianità minima, da 6 mesi fino a 3 anni. Malattia e aspettativa non cambiano il contratto, ma possono spostare queste date: la malattia allunga il periodo di prova, e il congedo non retribuito per gravi motivi familiari non conta nell'anzianità di servizio (lo vediamo sotto).
- Buste paga: di solito le ultime 2 o 3, consecutive. Sono loro a mostrare il calo: allega anche quelle piene di prima, come spieghiamo in quante buste paga servono per il mutuo.
- CU: l'ultima, e alcune banche chiedono le ultime due. Se un'assenza lunga cade nell'anno che certifica, il reddito può essere più basso anche lì.
Malattia o aspettativa: che cosa cambia?
Malattia. Agli operai dell'industria e a operai e impiegati del terziario e dei servizi l'INPS paga, in linea generale, il 50% della retribuzione media giornaliera dal quarto al ventesimo giorno e il 66,66% dal ventunesimo al centottantesimo, per al massimo 180 giorni nell'anno solare. Impiegati e quadri dell'industria e dirigenti non hanno l'indennità INPS: li paga il datore di lavoro, nella misura fissata da legge e contratto collettivo. Di solito la cifra arriva con la busta paga: «L'indennità di malattia è generalmente anticipata, con successivo conguaglio, dal datore di lavoro all'atto del pagamento della retribuzione». Se il contratto collettivo prevede un'integrazione, il netto scende meno, o resta quello di sempre.
Per l'art. 2110 del codice civile, in caso di malattia il datore di lavoro può recedere dal contratto «decorso il periodo stabilito dalla legge, dalle norme corporative, dagli usi o secondo equità»: è il comporto, il periodo in cui il posto è conservato, e di solito lo fissa il contratto collettivo. Lo stesso articolo stabilisce che «Il periodo di assenza dal lavoro per una delle cause anzidette deve essere computato nell'anzianità di servizio». Se la malattia si avvicina alla fine del comporto, il posto diventa incerto: in quel caso conviene aspettare.
Aspettativa non retribuita. La legge prevede il congedo per gravi motivi familiari (art. 4, comma 2, della legge 53/2000): fino a due anni, durante i quali il dipendente «conserva il posto di lavoro, non ha diritto alla retribuzione e non può svolgere alcun tipo di attività lavorativa». A differenza della malattia, «Il congedo non è computato nell'anzianità di servizio né ai fini previdenziali». Le altre aspettative non retribuite, previste dai contratti collettivi, portano anche loro le buste paga a zero, o quasi.
Aspettativa retribuita. La busta paga continua ad arrivare. Un esempio è il congedo straordinario per assistere un familiare con disabilità grave (art. 42, comma 5, del D.Lgs. 151/2001): al massimo due anni in tutta la vita lavorativa, anche se assisti più familiari, con un'indennità pari all'ultima retribuzione, «con riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento», entro un tetto annuo. Mancano le voci variabili, come gli straordinari, e in quei mesi non maturano ferie, tredicesima e TFR.
Quanto mutuo perdi se la busta paga scende?
Con una rata pari al 33% del netto, ogni 100 € di stipendio che la banca non conta valgono circa 6.500 € di mutuo in meno, in 25 anni a tasso fisso. Un esempio: Marta, impiegata a tempo indeterminato, guadagna 1.700 € netti al mese; il compagno, che comprerebbe con lei, 1.400 €.
| Che cosa legge la banca | Netto contato | Rata sostenibile (33%) | Mutuo in 25 anni |
|---|---|---|---|
| Buste paga piene di Marta | 1.700 € | 561 € | 110.280 € |
| Busta paga ridotta dalla malattia (ipotesi) | 1.200 € | 396 € | 77.845 € |
| Aspettativa non retribuita: conta solo il compagno | 1.400 € | 462 € | 90.819 € |
| Dopo il rientro, in due | 3.100 € | 1.023 € | 201.099 € |
Tasso fisso stimato del 3,65%: IRS a 25 anni al 3,35% (2 novembre 2026, fonte ICE Swap Rate) più uno spread medio stimato dello 0,30%. Nessun altro finanziamento in corso.
La rata al 33% del netto è la prassi, il 30% la soglia prudenziale. La guida della Banca d'Italia, più prudente, parla di «un terzo» del reddito disponibile, cioè al netto delle spese fisse, anche per far fronte a «possibili riduzioni di reddito causate, ad esempio, da malattia, infortunio, licenziamento». Il tetto oltre il quale la banca chiede garanzie o rifiuta cambia da banca a banca: di solito fra un terzo e il 35-40% del reddito netto, per alcune di più con redditi alti (come facciamo i calcoli).
Meglio chiederlo adesso o al rientro?
Con buste paga piene, o quasi, si può chiedere adesso; se sono a zero o molto più basse, le strade sono queste.
- Aspettare il rientro e due o tre buste paga piene: la banca legge lo stipendio di sempre. È la via più semplice se il rogito può attendere.
- Chiedere in due: nel mutuo cointestato la banca conta anche il reddito dell'altro, che regge la rata mentre il tuo è fermo.
- Far spiegare i cedolini al datore di lavoro: nella sua dichiarazione fai indicare contratto, data di assunzione, retribuzione ordinaria, tipo di assenza e data prevista di rientro. Se basta, lo decide la banca.
- Firmare con una procura, se il giorno del rogito non puoi esserci: alcune banche la accettano, meglio se fatta davanti allo stesso notaio e con una giustificazione dell'assenza. Per l'art. 1392 del codice civile la procura «non ha effetto se non è conferita con le forme prescritte per il contratto che il rappresentante deve concludere», quindi anche la procura si fa dal notaio.
Se la banca chiede una polizza CPI o vita, nel questionario sulla salute la malattia in corso va dichiarata, e le malattie già note possono restare escluse o coperte con dei limiti: lo spieghiamo in cosa non copre la polizza CPI.
Alcuni casi particolari
- Assunto da poco, nel privato: se la banca chiede la prova superata, la malattia sposta la data, perché «il periodo di prova è prolungato in misura corrispondente alla durata dell'assenza» (art. 7 del D.Lgs. 104/2022).
- Dipendente pubblico: nei primi dieci giorni di ogni malattia, salvo i ricoveri e alcuni casi più favorevoli, spetta solo la paga base, senza indennità e voci accessorie (art. 71 del D.L. 112/2008): anche una malattia breve si vede nel cedolino.
- Tumore: durante le cure la legge sull'oblio non si applica ancora; finito il trattamento da più di dieci anni senza recidive (meno per alcuni tumori e per chi si è ammalato prima dei 21 anni), né la banca né l'assicurazione possono chiederti della malattia: vedi l'oblio oncologico.
- Assenza che comincia a pratica avviata: la delibera non è l'erogazione, e se il reddito cambia prima del rogito la banca può rivalutare, come per la cassa integrazione durante l'istruttoria.
- Contratto a termine: l'indennità INPS spetta al massimo per tanti giorni quanti ne hai lavorati nei 12 mesi prima della malattia (da 30 a 180) e finisce quando finisce il rapporto di lavoro. E molte banche non contano da solo un reddito a termine (vedi il mutuo a tempo determinato).
- Partita IVA: la banca non legge buste paga ma le ultime dichiarazioni dei redditi, quindi qualche mese di malattia pesa sul reddito dell'anno in cui cade; di solito servono alcuni anni di attività, spesso tre (vedi il mutuo con partita IVA).
- Appuntamenti durante la malattia: di regola devi essere reperibile all'indirizzo del certificato per le visite di controllo ogni giorno, festivi compresi, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, e per l'INPS un'assenza non giustificata fa perdere giorni di indennità: fissa banca e notaio fuori da quelle fasce.
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