Risposta rapida
Sì, lo stato di famiglia per il mutuo si paga: 16 euro di imposta di bollo, perché il mutuo non rientra fra gli usi esenti. Gratis c'è solo l'autocertificazione, se la banca l'accetta. Per spendere meno conviene il certificato contestuale: stato di famiglia, residenza e stato civile in un documento, con un bollo invece di tre. Si scarica subito da ANPR e vale 3 mesi.
La banca lo chiede in istruttoria con gli altri documenti della lista per il mutuo: se manca al primo invio, la pratica resta ferma qualche giorno.
A cosa serve lo stato di famiglia per il mutuo?
Serve alla banca per sapere chi vive con te e del tuo reddito: il certificato elenca le persone registrate in anagrafe come tua famiglia, cioè coniuge o convivente, figli e altri familiari. Nelle politiche di credito che vediamo ogni giorno, alcune banche contano da qui i componenti del nucleo e verificano che, pagata la rata, resti abbastanza per vivere in base a quanti siete. Non c'è una regola di legge: la soglia la decide ogni banca.
Con lo stato di famiglia la banca chiede spesso altri due dati:
- Stato civile: se risulti coniugato, banca e notaio devono sapere se sei in comunione legale, perché allora serve il consenso del coniuge.
- Residenza: conta per le agevolazioni prima casa. Se abiti in un altro Comune, la guida dell'Agenzia delle Entrate prevede che «entro 18 mesi dall'acquisto l'acquirente deve trasferire la residenza in quello dove è situato l'immobile». Che cosa si rischia è nella guida sulla residenza non trasferita entro 18 mesi.
Si paga il bollo o c'è un'esenzione per il mutuo?
Si paga. Sul portale dell'Anagrafe nazionale il certificato è gratuito solo se l'uso rientra fra i «motivi di esenzione previsti dalla legge», altrimenti il bollo è di 16 euro. Le domande frequenti di ANPR elencano gli usi esenti: onlus, società sportive, processi, tutela di persone fragili, adozioni e affidi, separazioni e divorzi, cambio d'ufficio del nome della via, pensione estera. Il mutuo non c'è: per la banca il certificato "in carta semplice", cioè senza bollo, non si può chiedere.
L'idea dell'esenzione nasce dall'art. 15 del D.P.R. 601/1973, che esenta dal bollo i finanziamenti bancari oltre i 18 mesi con l'imposta sostitutiva (art. 17) e «tutti i provvedimenti, atti, contratti e formalità inerenti». I certificati però vengono prima del mutuo: come ricorda il Comune di Mirandola nella sua pagina sulle esenzioni, per quelli chiesti dalle banche «per istruire e concedere mutui» l'amministrazione finanziaria non riconosce «alcuna agevolazione fiscale».
Certificato contestuale: quanto si risparmia rispetto a tre certificati?
Per ANPR i certificati si possono chiedere «in forma contestuale, cioè riunendo diverse tipologie di dati in un unico certificato». Lo prevede l'art. 40 del D.P.R. 445/2000: le certificazioni di uno stesso ufficio sulla stessa persona, per lo stesso procedimento, «sono contenute in un unico documento». Si paga un bollo per ogni certificato, per quanti dati contenga. Il conto per una coppia con il mutuo cointestato che deve documentare tutti e tre i dati:
| Voce | Tre certificati separati | Un certificato contestuale |
|---|---|---|
| Certificati per persona | 3 | 1 |
| Bollo per persona | 3 × 16 € = 48 € | 16 € |
| Totale per la coppia | 96 € | 32 € |
| Da rifare se il rogito cade oltre i 3 mesi | altri 96 € | altri 32 € |
Come si scarica online da ANPR?
Serve SPID, CIE o CNS, e l'emissione è immediata.
- Su anagrafenazionale.interno.it entra da "Accedi ai servizi", poi "Certificati ed estratti" e "Certificati anagrafici".
- Scegli l'intestatario: tu o un componente della tua famiglia anagrafica. Chi non ne fa parte, come un garante, scarica il suo da sé.
- Seleziona i dati: il portale propone solo le combinazioni ammesse.
- Scegli l'uso in bollo e controlla l'anteprima: un dato sbagliato va rettificato dal Comune prima di pagare.
- Paga i 16 euro con pagoPA e scarica il PDF.
Alla banca manda il PDF originale: il sigillo elettronico del Ministero dell'Interno si verifica sul file, e una foto lo perde. Dopo un trasloco aspetta che il cambio risulti: il nuovo Comune registra la dichiarazione entro 2 giorni, poi ha fino a 45 giorni per gli accertamenti. Senza identità digitale si va allo sportello anagrafe; per ANPR i certificati online hanno «la stessa validità giuridica» di quelli comunali.
Quanto dura lo stato di famiglia per il mutuo?
Per ANPR il certificato è «valido per 3 mesi dalla data di emissione»; l'art. 41 del D.P.R. 445/2000 dà invece sei mesi ai certificati su dati che possono cambiare. Tra le banche con cui lavoriamo, alcune in istruttoria accettano stato di famiglia e residenza emessi anche 12 mesi prima: è una regola interna, e al rogito il notaio può chiederli aggiornati.
Se non sai che cosa accetta la tua banca, conta 3 mesi. Un certificato scaricato il 23 settembre 2026 li compie il 23 dicembre: con il rogito a metà gennaio va riscaricato, e il bollo si paga di nuovo. Intanto puoi fare una simulazione su GoMutuo per sapere quanto puoi chiedere e con che rata.
Se sei sposato, serve anche l'estratto dell'atto di matrimonio?
Di solito sì, perché il certificato anagrafico non dice se sei in comunione o in separazione dei beni. Il dato sta nelle annotazioni dell'atto di matrimonio: nella pagina sui certificati di stato civile Roma Capitale spiega che gli estratti riportano «tutte le annotazioni contenute nell'atto», fra cui la scelta del regime patrimoniale. Lo chiede anche il notaio: nella lista dei documenti per la compravendita del Consiglio Nazionale del Notariato, per chi compra c'è l'«Estratto atto di matrimonio o certificato di stato libero o di unione civile».
L'estratto lo rilascia il Comune che ha formato l'atto. Dal 31 marzo 2026 si chiede anche su ANPR, gratis, ma solo per gli atti formati in digitale: la richiesta va motivata (per esempio "compravendita e mutuo") e la lavora il Comune; l'estratto vale 6 mesi. Per gli atti più vecchi resta lo sportello.
Basta l'autocertificazione dello stato di famiglia?
Per il mutuo decide la banca: può accettare l'autocertificazione, che è gratis, oppure chiedere il certificato in bollo. Con la pubblica amministrazione, invece, di regola basta. L'art. 46 del D.P.R. 445/2000 permette di dichiarare da sé residenza, stato civile e stato di famiglia; per l'art. 40 con pubbliche amministrazioni e gestori di pubblici servizi i certificati sono «sempre sostituiti» da queste dichiarazioni, e per l'art. 37 sono «esenti dall'imposta di bollo». ANPR la prepara già compilata con i tuoi dati.
L'autocertificazione vale anche fra privati, e dal 2020 l'art. 2 non chiede più il loro consenso: la legge 120/2020, che ha convertito il D.L. 76/2020, ha tolto le parole «che vi consentono». L'obbligo di accettarla al posto del certificato, però, riguarda solo pubbliche amministrazioni e gestori di pubblici servizi, e l'art. 40 dice che i certificati valgono «solo nei rapporti tra privati». Chiedi prima se va bene; se la banca vuole il certificato, scaricalo.
Conviventi, separati, stranieri: che cosa cambia?
- Conviventi di fatto. Per la legge 76/2016 (art. 1, c. 37) la stabile convivenza si accerta con la «dichiarazione anagrafica»: lo stato di famiglia che vi mette nello stesso nucleo è la prova che la banca guarda, anche per il partner cointestatario o garante. Con un contratto di convivenza registrato, ANPR rilascia anche il relativo certificato; la «residenza in convivenza», invece, riguarda caserme e istituti religiosi o di cura. Sul mutuo cointestato, tutele e detrazioni cambiano fra coppie di fatto e unioni civili.
- Uniti civilmente. Lo stato civile risulta «unito civilmente»; il regime patrimoniale lo indica il documento che attesta la costituzione dell'unione (art. 1, c. 9 della legge 76/2016) e, senza scelte diverse, è la comunione dei beni.
- Separati e divorziati. Chi è separato risulta ancora «coniugato»: per l'anagrafe lo stato civile cambia con il divorzio. La banca chiede quindi la sentenza o l'accordo di separazione o divorzio, che fissa anche l'assegno di mantenimento: quello che paghi pesa come una rata.
- Stranieri. Le banche che chiedono un minimo di anni di residenza in Italia di solito li contano dal primo permesso di soggiorno o, per i cittadini UE, dall'attestazione di regolarità di soggiorno, e il numero cambia da banca a banca.
- Italiani iscritti all'AIRE. Per il mutuo di chi vive all'estero, da ANPR si scaricano il certificato di residenza AIRE e lo stato di famiglia AIRE; quelli su un evento, come il matrimonio, solo se registrato in Italia prima dell'espatrio.
- Surroga. La nuova banca fa la sua istruttoria e di solito chiede di nuovo i documenti anagrafici, aggiornati. Online il bollo si paga. Alcuni Comuni rilasciano senza bollo i certificati per i mutui già concessi (art. 15 del D.P.R. 601/1973), ma non è detto che ci facciano rientrare la surroga: chiedi allo sportello e intanto conta 16 euro.
- Mutuo con garanzia Consap. Alla domanda per il Fondo prima casa, anche per il mutuo Consap delle giovani coppie, lo stato di famiglia non si allega: il modulo è una dichiarazione sostitutiva (artt. 46 e 47 del D.P.R. 445/2000). Per le FAQ del Fondo lo stato di convivente è «soggetto ad autocertificazione» e, in caso di verifica, si prova «documentando la medesima residenza dei soggetti anche mediante contratto di affitto».




