L'assegno di mantenimento conta come reddito per il mutuo?

GoMutuoAggiornato il 7 min di lettura

In breve

Dipende da che parte stai. Se ricevi l'assegno, alcune banche lo contano nel reddito solo se è stabilito da una sentenza o da un verbale di separazione omologato e se sul conto si vedono accrediti regolari da qualche mese, di solito almeno tre: senza queste prove può non contare affatto. Non c'è una regola di legge, decide ogni banca. Se invece lo paghi, la banca lo mette fra gli impegni, come la rata di un prestito, e calcola la rata sostenibile sul reddito che resta. Separati e divorziati consegnano il verbale omologato o la sentenza definitiva.

Piccola bilancia in ottone su una scrivania in legno con fondo beige
Indice della guida · 6 sezioni

Risposta rapida

Dipende da che parte stai. Se lo ricevi, alcune banche lo contano solo se c'è la sentenza o il verbale di separazione omologato e se sul conto arriva con regolarità, di solito da almeno tre mesi. Se lo paghi, la banca lo mette fra gli impegni e la rata che puoi sostenere scende, come succede con la rata di un prestito.

Se ricevi l'assegno

La distinzione che conta la fa già il fisco. L'art. 10 del TUIR elenca fra gli oneri deducibili «gli assegni periodici corrisposti al coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria». Da qui due conseguenze pratiche: l'assegno al coniuge compare nella dichiarazione dei redditi di chi lo incassa ed è quindi documentabile, quello destinato ai figli no; e in entrambi i casi il punto di partenza per la banca è il provvedimento del giudice.

Nelle politiche di credito che vediamo ogni giorno, alcune banche contano l'assegno ricevuto solo a due condizioni:

  • un titolo che ne fissa l'importo: la sentenza di separazione o di divorzio, oppure il verbale di separazione omologato; per i divorziati, la sentenza definitiva;
  • accrediti regolari sul conto da qualche mese, di solito almeno tre. I pagamenti in contanti non lasciano traccia e non servono.

Non c'è una regola di legge: decide ogni banca. L'assegno per i figli può pesare meno, perché dura finché i figli non sono autonomi, e lo stesso vale per l'assegno unico, che alcune banche contano e altre no. Se i figli vivono con te entrano anche nel tuo nucleo familiare: dallo stato di famiglia la banca conta i componenti, per verificare che dopo la rata resti abbastanza per vivere.

Se paghi l'assegno

L'importo esce ogni mese dal tuo reddito disponibile: la banca lo tratta come un impegno fisso e ricalcola il rapporto rata/reddito al netto. Anche se non lo dici, negli estratti conto la banca cerca proprio gli alimenti pagati.

Se sei ancora intestatario del mutuo della casa coniugale

La separazione non cambia il contratto con la banca, che non è parte dell'accordo fra i coniugi: se il mutuo della casa coniugale è cointestato, restate debitori tutti e due, anche se l'accordo dice che paga solo uno. Quel debito resta a tuo nome quando chiedi un nuovo mutuo, finché non viene chiuso o l'altro coniuge non se lo accolla con il consenso della banca. Le strade possibili sono in mutuo cointestato dopo separazione o divorzio. Quanto puoi chiedere con il vecchio mutuo ancora aperto lo spiega la guida sul nuovo mutuo da separato con il mutuo cointestato.

Esempio numerico

Stesso stipendio netto di 2.000 € al mese e un assegno da 400 €, in tre casi: senza assegno, con l'assegno pagato, con l'assegno ricevuto e contato dalla banca. La rata sostenibile è calcolata al 33% del reddito, la soglia di prassi.

VoceSenza assegnoPaghi 400 €Ricevi 400 € (se la banca li conta)
Reddito netto considerato2.000 €1.600 €2.400 €
Rata massima indicativa (33%)circa 660 €circa 528 €circa 792 €

Chi paga l'assegno perde circa 132 € di rata: a 25 anni, con un TAN fisso stimato del 3,66% (IRS a 25 anni al 3,364% del 25 ottobre 2026 più uno spread stimato dello 0,30%), sono circa 25.900 € di mutuo in meno. Chi lo riceve guadagna la stessa cifra solo se la banca lo conta; altrimenti vale la colonna «Senza assegno». La soglia del 33% è una prassi delle banche, non una regola di legge. È più prudente la guida al mutuo ipotecario della Banca d'Italia che ragiona al netto delle spese fisse: «È ragionevole che la rata non superi un terzo del proprio reddito disponibile». Il tuo caso lo verifichi con una simulazione del mutuo.

Documenti da preparare

  1. Sentenza di separazione o di divorzio, oppure verbale di separazione omologato; per i divorziati, la sentenza definitiva.
  2. Estratti conto ufficiali di tutti i tuoi conti, di solito degli ultimi 3 mesi (6 se sei autonomo): devono mostrare gli accrediti dell'assegno ricevuto o i bonifici di quello pagato. Vedi quanti ne servono.
  3. Le ultime buste paga e l'ultima dichiarazione dei redditi o CU.
  4. Stato di famiglia aggiornato: la banca ci conta i componenti del nucleo, figli compresi se vivono con te. Il certificato per il mutuo sconta il bollo da 16 €, come spiegato in stato di famiglia per il mutuo.
  5. Se serve rafforzare la pratica, valuta un garante.

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Le domande che ci fanno tutti

L'assegno ricevuto viene contato al 100%?

Non è detto. Tra le banche con cui lavoriamo, alcune lo contano solo se c'è la sentenza o il verbale di separazione omologato e se sul conto arrivano accrediti regolari, di solito almeno tre. Senza queste prove può restare fuori dal reddito. L'assegno per i figli può pesare meno, perché dura finché i figli non sono autonomi.

Che documenti servono per farlo valere?

Il provvedimento che stabilisce l'importo: la sentenza di separazione o di divorzio, oppure il verbale di separazione omologato; per i divorziati, la sentenza definitiva. Poi gli estratti conto ufficiali con gli accrediti degli ultimi mesi: alcune banche vogliono vederne almeno tre, regolari. I pagamenti in contanti non compaiono sul conto e non aiutano.

Se pago l'assegno posso comunque ottenere il mutuo?

Sì, se il reddito che resta regge la rata. La banca mette l'assegno fra gli impegni e calcola il rapporto rata/reddito sul resto: con un reddito medio e un assegno alto la rata massima scende di parecchio, ma non c'è un divieto automatico.

L'assegno per i figli conta come quello per l'ex coniuge?

Per chi lo paga l'effetto è lo stesso: è un'uscita fissa ogni mese. Per chi lo riceve cambia qualcosa: l'assegno per i figli dura finché i figli non sono economicamente autonomi, quindi la banca può pesarlo meno, e per il fisco non è reddito, perciò non compare nella dichiarazione di chi lo incassa.

L'assegno di mantenimento fa reddito?

Per il fisco sì, se è per l'ex coniuge: il testo unico delle imposte sui redditi lo mette fra i redditi assimilati al lavoro dipendente, quindi chi lo riceve lo dichiara e chi lo paga lo deduce. L'assegno per i figli invece è escluso dal reddito. Per la banca la dichiarazione aiuta a documentarlo, ma alcune lo contano solo con accrediti regolari sul conto.

Come recuperare capacità di credito?

Le leve sono le solite: aumentare l'anticipo, allungare la durata entro i limiti d'età, chiudere altri finanziamenti in corso oppure aggiungere un cointestatario o un garante con reddito stabile.

Devo dichiararlo se non risulta dalla busta paga?

Sì. Negli estratti conto la banca cerca anche gli alimenti pagati, e l'assegno al coniuge separato o all'ex coniuge compare nella dichiarazione dei redditi, dove chi lo paga lo deduce. Non dichiararlo comprometterebbe l'attendibilità della pratica.

GoMutuo · Redazione GoMutuo

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