Risposta rapida
Sì: coppie di fatto e unioni civili possono cointestare un mutuo come i coniugi. Per la banca contano i redditi e la storia creditizia di entrambi; lo stato civile cambia qualche documento e, soprattutto, le tutele dopo il rogito. Le unioni civili (L. 76/2016, commi 1-35) seguono le regole dei coniugi su detrazione, comunione dei beni e successione. Le convivenze di fatto (stessa legge, commi 36-65) no: detrazione degli interessi solo per la propria quota, comunione dei beni solo se la sceglie il contratto di convivenza, nessuna eredità senza testamento.
Tabella comparativa: coniugi, unione civile, convivenza di fatto
Quattro situazioni, quattro livelli di tutela. Il mutuo si può cointestare in tutte, e anche fra fratelli o amici se la banca lo accetta; cambiano i documenti che chiede la banca e, soprattutto, quello che succede dopo.
| Aspetto | Coniugi | Unione civile | Convivenza di fatto registrata | Convivenza non registrata |
|---|---|---|---|---|
| Cointestazione del mutuo | Sì | Sì | Sì | Si può chiedere: senza stato di famiglia comune decide la banca |
| Documento sullo stato di coppia | Estratto dell'atto di matrimonio, che indica il regime patrimoniale | Documento dell'unione, che indica il regime patrimoniale (comma 9) | Stato di famiglia comune | Nessuna prova anagrafica della convivenza |
| Detrazione 19% della quota del partner fiscalmente a carico | Sì, per chi paga tutta la spesa, se il coniuge a carico è anche proprietario | Sì, come fra coniugi (comma 20) | No: solo la quota propria | No: solo la quota propria |
| Regime patrimoniale di partenza | Comunione dei beni, salvo diversa scelta | Comunione dei beni, salvo diversa convenzione (comma 13) | Nessuna comunione, salvo che la scelga il contratto di convivenza (comma 53) | Nessuna comunione |
| Successione legittima sulla casa | Sì, erede legittimo | Sì, erede legittimo (comma 21) | No: serve un testamento | No: serve un testamento |
| Come si formalizza | Matrimonio | Dichiarazione davanti all'ufficiale di stato civile, con due testimoni (comma 2) | Dichiarazione anagrafica al Comune (comma 37) | Nessuna formalità |
Cointestazione in banca: quali documenti cambiano?
Nell'istruttoria, cioè la fase in cui la banca valuta la domanda, i criteri di fondo sono gli stessi nelle quattro situazioni. La banca guarda:
- i redditi netti dimostrabili di entrambi i richiedenti;
- la storia creditizia (CRIF, protesti) di entrambi, non solo di uno;
- la rata rispetto al reddito complessivo: 30% prudenziale, 33% prassi; il tetto oltre il quale la banca chiede garanzie o rifiuta cambia da banca a banca: di solito fra un terzo e il 35-40% del reddito netto, per alcune di più con redditi alti;
- l'ipoteca sulla casa e, di norma, la firma di entrambi come coobbligati solidali (art. 1292 c.c.): ognuno risponde dell'intero debito.
Per cointestare non serve essere sposati. Quello che la banca chiede in più dipende però dallo stato civile, e nelle politiche di credito che vediamo ogni giorno lo schema di solito è questo:
- Conviventi: la convivenza si prova con lo stato di famiglia, che serve anche per far entrare il partner come cointestatario o garante. Se non risultate nello stesso stato di famiglia, chiedete prima alla banca come valuta il partner. Come si scarica e quanto costa è nella guida allo stato di famiglia per il mutuo.
- Coniugi in comunione legale: di solito deve intervenire anche l'altro coniuge, pure se il mutuo lo chiede uno solo; il perché è spiegato in consenso del coniuge in comunione dei beni. Per l'unione civile il regime di partenza è lo stesso, la comunione dei beni (comma 13 della L. 76/2016).
- In tutti i casi: alcune banche contano dallo stato di famiglia quante persone vivono con voi, per verificare che dopo la rata resti abbastanza per vivere. Non c'è una regola di legge: la soglia la decide ogni banca.
Per l'analisi tecnica della cointestazione, con quote, LTV e requisiti, vedi mutuo cointestato: come funziona e mutuo con due stipendi: quanto chiedere.
Detrazione interessi 19%: chi detrae la quota del partner?
Per la detrazione degli interessi del mutuo prima casa (art. 15, comma 1, lett. b) TUIR) il tetto è di 4.000 € di interessi l'anno in tutto, anche con più contratti di mutuo, al massimo 760 € di detrazione, da dividere fra i cointestatari. La regola è la quota: ognuno detrae gli interessi della propria parte. La guida dell'Agenzia delle Entrate sugli interessi passivi prevede una sola eccezione, il mutuo cointestato «tra i due coniugi, di cui uno fiscalmente a carico dell'altro»: in quel caso il coniuge che ha sostenuto tutta la spesa detrae entrambe le quote, ma solo se il coniuge a carico ha a sua volta diritto alla detrazione, cioè se è anche proprietario della casa.
- Unione civile: l'eccezione vale anche qui. Per il comma 20 della L. 76/2016 le norme che parlano di coniugi «si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso», quindi se la parte è fiscalmente a carico ed è anche proprietaria della casa, l'altra, se paga tutta la spesa, detrae anche la sua quota.
- Convivenza di fatto (registrata o no): il convivente non è un coniuge, e l'eccezione non si applica. Ogni convivente detrae solo la propria quota di intestazione del mutuo, anche se paga materialmente tutte le rate e anche se il partner ha reddito zero. La quota del convivente senza imposta da cui detrarre si perde.
Per l'analisi numerica con esempi di calcolo nel 730, vedi detrazione interessi mutuo conviventi non sposati 730/2026.
Nota sul riordino 2025-2026: il tetto complessivo alle detrazioni IRPEF per i redditi oltre 75.000 euro (art. 16-ter TUIR, introdotto dalla L. 207/2024 e chiarito dalla Circolare AdE 6/E del 29 maggio 2025) si applica agli oneri detraibili in generale, compresi gli interessi dei mutui stipulati dal 2025 in poi, ma non cambia la ripartizione fra coniugi, uniti civilmente e conviventi descritta sopra. Gli interessi dei mutui contratti entro il 31 dicembre 2024 restano fuori dal tetto (art. 16-ter, comma 5, TUIR).
Regime patrimoniale: comunione, separazione o contratto
Il matrimonio e l'unione civile hanno un regime patrimoniale di partenza: la comunione dei beni, che una convenzione scritta può sostituire con la separazione dei beni; per l'unione civile lo dice il comma 13 della L. 76/2016. La casa acquistata durante il matrimonio o l'unione civile, salvo eccezioni, entra in comunione anche se il mutuo è intestato a uno solo dei due.
Le convivenze di fatto non hanno un regime patrimoniale automatico: il comma 36 della L. 76/2016 definisce chi sono i conviventi di fatto, ma non li mette in comunione. Possono sceglierla loro, perché il contratto di convivenza può contenere «il regime patrimoniale della comunione dei beni» (comma 53, lettera c). Senza contratto ogni bene è di chi lo ha acquistato, nelle quote scritte nel rogito, che per i conviventi, registrati o no, diventano il riferimento più sicuro. Come fissarle e cosa succede se la coppia si lascia è nella guida sul mutuo cointestato fra conviventi non sposati.
Successione: chi eredita la quota della casa?
Se muore uno dei cointestatari, il mutuo resta soggetto alla solidarietà passiva (art. 1292 c.c.): la banca può chiedere l'intero debito residuo al superstite, qualunque sia lo stato civile della coppia. Cambia però la sorte della proprietà:
- Coniuge e parte dell'unione civile: sono eredi legittimi (art. 565 c.c.; per l'unione civile il comma 21 della L. 76/2016 richiama le norme del codice sulla successione legittima e sui legittimari). La quota del defunto passa, almeno in parte, al superstite anche senza testamento, e sulla casa in cui vivevano gli spetta anche il diritto di abitazione.
- Convivente di fatto (registrato o no): non è erede legittimo. La quota di proprietà del defunto va ai suoi eredi di legge (figli, genitori, fratelli), non al partner superstite, salvo testamento entro i limiti della quota riservata ai legittimari.
Al convivente la legge lascia però un diritto di abitazione temporaneo. Per il comma 42, se muore il proprietario della casa di comune residenza il convivente superstite «ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni»; se ci vivono figli minori o disabili del superstite, almeno tre anni. Il diritto finisce se il superstite smette di abitarci stabilmente, si sposa, si unisce civilmente o inizia una nuova convivenza (comma 43), e non diventa proprietà: la quota resta agli eredi.
Accollo, polizza CPI e Fondo Gasparrini sono spiegati in morte del cointestatario del mutuo: cosa succede.
Come proteggersi: contratto di convivenza, testamento e polizza
Per i conviventi di fatto, registrati o no, la detrazione resta pro quota e l'eredità passa solo dal testamento. Alcuni strumenti scritti riducono però il rischio sulla casa:
- Contratto di convivenza (art. 1, commi 50-64 L. 76/2016): si fa per atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato (comma 51), che entro dieci giorni lo trasmette al Comune per l'anagrafe (comma 52). Regola chi ha versato l'anticipo, come contribuite alle spese e, se volete, la comunione dei beni. Non tocca la detrazione e non crea diritti di successione.
- Un testamento per ciascuno: è l'unico modo per lasciare la propria quota della casa al convivente, entro i limiti della legittima riservata a figli e genitori. Ognuno fa il suo: l'art. 589 c.c. vieta il testamento fatto «da due o più persone nel medesimo atto».
- Polizza vita a copertura del mutuo: se uno dei due muore, la polizza paga il debito residuo, o la quota assicurata, e il superstite non si ritrova a pagare da solo tutta la rata.
- Quote di proprietà coerenti con l'apporto reale nell'atto notarile: senza comunione dei beni, sono loro a decidere chi possiede cosa.
Se comprate in coppia, sposati, uniti civilmente o conviventi, con una simulazione su GoMutuo vedete quanto potete chiedere e quale rata reggono i due redditi insieme.
Ti è stata utile?




