Risposta rapida
Sì, il mutuo si può ottenere anche con un prestito o un finanziamento in corso. La banca somma la rata che paghi già a quella del mutuo nuovo e guarda se il totale sta nella quota di reddito che accetta. Il prestito di per sé non ti esclude: ti abbassa l'importo. Con 2.000 € netti al mese, una rata da 200 € toglie circa 38.700 € di mutuo a 25 anni.
Pagare sempre in tempo non cambia il conto, ma cambia il giudizio: un prestito regolare pesa solo con la sua rata, mentre una segnalazione da cattivo pagatore è un altro problema. E un finanziamento che finisce fra pochi mesi, per molte banche, non conta proprio.
Quanto mutuo si perde con un prestito in corso?
Prendiamo un dipendente con 2.000 € netti al mese. Con la prassi del 33% del netto, tutte le sue rate insieme possono arrivare a circa 660 € al mese: la rata del prestito si toglie da lì e il resto paga il mutuo. Il tasso è un TAN fisso stimato (IRS della durata più uno spread medio stimato dello 0,30%): 3,81% a 25 anni e 3,72% a 30, con l'IRS rilevato il 13 ottobre 2026; il metodo è in come facciamo i calcoli.
| Rata del prestito in corso | Resta per il mutuo | Mutuo a 25 anni | Mutuo a 30 anni |
|---|---|---|---|
| Nessun prestito | 660 € | 127.600 € | 143.000 € |
| 100 € | 560 € | 108.200 € | 121.400 € |
| 200 € | 460 € | 88.900 € | 99.700 € |
| 300 € | 360 € | 69.600 € | 78.000 € |
Ogni 100 € di rata in corso valgono circa 19.400 € di mutuo in meno a 25 anni. Con il prestito da 200 € il mutuo scende da 127.600 a 88.900 €, quasi un terzo in meno.
Due situazioni cambiano il conto. Se al prestito mancano cinque rate, molte banche non lo contano (il limite di solito è fra 6 e 9 mesi alla fine, a seconda della banca) e la cifra torna quella senza prestito. Se invece restano, per esempio, 4.000 € da restituire, chiuderlo prima della domanda costa quel debito, senza indennizzo perché lo chiudi tutto e resti sotto i 10.000 €, e riporta il mutuo possibile a circa 127.600 €: 38.700 € in più per 4.000 € spesi, che però mancheranno per anticipo, notaio e imposte.
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Come conta la banca la rata del prestito?
La banca somma alla rata del mutuo tutte le rate che paghi già e confronta il totale con il reddito netto di chi firma. Sul rapporto rata/reddito il 30% è la soglia prudenziale e il 33% la prassi; il tetto oltre il quale la banca chiede garanzie o rifiuta cambia da banca a banca: di solito fra un terzo e il 35-40% del reddito netto, per alcune di più con redditi alti. La guida della Banca d'Italia Il mutuo ipotecario in parole semplici è più prudente e ragiona sul reddito disponibile, cioè al netto delle spese fisse: «È ragionevole che la rata non superi un terzo del proprio reddito disponibile».
Non tutte le rate pesano allo stesso modo. Nella prassi delle banche:
| Impegno in corso | Come lo conta la banca |
|---|---|
| Prestito personale, finanziamento auto o per un acquisto | Per intero, se alla fine mancano più di alcuni mesi |
| Finanziamento che finisce entro pochi mesi | Molte banche non lo contano: chi sotto i sei mesi alla scadenza, chi sotto i nove |
| Cessione del quinto | Per intero, e la vede anche in busta paga |
| Carta revolving | Come un impegno in corso; il modo cambia da banca a banca |
| Rate «compra ora, paga dopo» | Gli addebiti che tornano ogni mese sull'estratto conto si notano, e la banca può chiederne conto |
| Altro mutuo, leasing | Per intero |
| Prestito cointestato con chi non firma il mutuo | Alcune a metà, altre per intero se l'altro intestatario non ha un reddito suo |
| Affitto che resta dopo il rogito, rate con il Fisco, assegno di mantenimento | Alcune banche li tolgono dal reddito |
Per i casi più comuni ci sono i conti sul finanziamento auto, sulla cessione del quinto, sulla carta revolving e su chi ha già un mutuo in corso e ne chiede un secondo: il calcolo è lo stesso, cambia la rata da sommare.
Molte banche controllano anche che, pagate tutte le rate, resti una somma minima per vivere, che dipende da quante persone ci sono in famiglia e da dove si abita: con un reddito basso una rata in più può farla saltare anche quando il rapporto rata/reddito torna.
La banca vede il prestito anche se non lo dichiari?
Sì, quindi conviene dichiararlo subito. La banca consulta i sistemi di informazioni creditizie, come quello di CRIF, dove le banche e le finanziarie che vi partecipano segnalano richieste e prestiti anche quando le rate sono pagate alla scadenza, e la Centrale dei Rischi della Banca d'Italia; in più legge gli estratti conto, dove una rata addebitata ogni mese si nota. Secondo la guida della Banca d'Italia sulla Centrale dei Rischi lì finiscono finanziamenti e garanzie «quando l'importo che il cliente deve restituire supera i 30.000 euro», soglia che «si abbassa a 250 euro» per chi è in sofferenza, cioè in grave difficoltà a pagare. Il limite si guarda per ogni banca o finanziaria: un prestito da 15.000 € con una finanziaria con cui non hai altri debiti resta sotto la soglia, ma di norma compare nei sistemi di informazioni creditizie.
Le due banche dati si aggiornano una volta al mese. Quando un finanziamento si chiude, l'intermediario «non lo segnala più a partire dal mese successivo» alla Centrale dei Rischi; per i sistemi di informazioni creditizie il codice di condotta approvato dal Garante privacy dice che i dati «sono aggiornati periodicamente, con cadenza mensile». Se hai appena chiuso un prestito, porta alla banca la lettera della finanziaria che conferma l'estinzione: nelle banche dati può risultare ancora aperto per qualche settimana. Per leggere la tua posizione c'è la guida alla Centrale dei Rischi per il mutuo.
Cosa fare se il prestito ti toglie troppo mutuo?
- Chiedere meno o allungare la durata. Con il prestito da 200 € dell'esempio, a 30 anni il mutuo possibile sale da 88.900 a circa 99.700 €, ma paghi più interessi in totale e serve un'età che lo permetta.
- Chiudere il prestito prima della domanda, se hai la liquidità. L'art. 125-sexies del Testo unico bancario permette di rimborsare «in qualsiasi momento, in tutto o in parte» con una riduzione del costo del credito. L'indennizzo alla finanziaria non può superare l'1% del capitale rimborsato in anticipo (0,5% se manca un anno o meno) e non è dovuto se chiudi tutto il debito residuo e questo non supera 10.000 €. Con un rimborso solo in parte chiedi prima se la finanziaria abbassa la rata o accorcia la durata: per il mutuo conta la rata.
- Consolidare i debiti. Esistono mutui che riuniscono i debiti in corso in un'unica rata, con limiti più bassi sul valore della casa: la rata scende, ma su più anni, quindi con più interessi in totale. Come funzionano è spiegato in mutuo di consolidamento debiti.
- Aggiungere un cointestatario con reddito suo: i redditi si sommano, purché non porti a sua volta altre rate.
Alcuni profili hanno un'attenzione in più:
- Garante del prestito di un familiare: in Centrale dei Rischi si finisce anche quando si garantisce il finanziamento di un altro, «per esempio con una fideiussione», sopra la soglia. La banca del mutuo lo vede e lo valuta, anche se la rata non la paghi tu.
- Partita IVA: il reddito si legge dalle dichiarazioni, e i finanziamenti presi come ditta individuale contano come debiti personali, perché la ditta individuale non ha un patrimonio separato.
- Pensionati e chi è più avanti con l'età: la leva della durata può essere corta, perché le banche fissano un'età massima a fine mutuo, che cambia da banca a banca (a 50 anni molte concedono ancora mutui lunghi). Restano chiedere meno o chiudere il prestito.
- Contratto a termine: molte banche non lo contano da solo; altre sì, se hai lavorato con continuità per gran parte degli ultimi 2 o 3 anni e/o con un cointestatario o un garante con reddito stabile, a volte contandolo solo in parte. Una rata in più riduce ancora il margine.
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