Si può ottenere un mutuo con un prestito personale in corso?

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In breve

Sì, un prestito personale o un finanziamento in corso non impedisce di ottenere un mutuo: la banca somma la rata del prestito a quella futura del mutuo e verifica che il totale non superi circa il 30-35% del reddito netto mensile del richiedente. Se la somma delle rate resta sotto questa soglia la pratica prosegue normalmente; se la supera, le opzioni sono ridurre l'importo del mutuo, allungarne la durata, estinguere anticipatamente il prestito prima della richiesta o consolidare i due debiti in un unico finanziamento. La banca vede il prestito anche se è sempre stato pagato puntualmente: nei sistemi di informazioni creditizie come CRIF e, se il debito supera la soglia di 30.000 €, anche nella Centrale dei Rischi della Banca d'Italia.

Donna con una borsa a tracolla lime guarda un condominio anni Sessanta, pensando se chiedere il mutuo con un prestito ancora in corso
Indice della guida · 5 sezioni

Risposta rapida

Un prestito personale attivo non esclude dal mutuo. Le banche guardano la somma di tutte le rate rispetto al reddito netto: se rata del prestito e rata futura del mutuo insieme restano sotto circa il 30-35% del reddito mensile, la richiesta prosegue come per chiunque altro. Il prestito compare nei sistemi di informazioni creditizie come CRIF (in Centrale dei Rischi solo sopra i 30.000 € di debito), ma una storia di pagamenti regolari non pesa come una segnalazione CRIF da cattivo pagatore: è solo un'esposizione da mettere in conto nel calcolo.

La domanda nasce perché molti temono che avere un finanziamento in corso "chiuda le porte" del mutuo. Di solito non le chiude: abbassa l'importo massimo ottenibile, e di quanto lo mostra il conto qui sotto.

Come calcola la banca il rapporto rata/reddito

L'istruttoria somma tutte le rate mensili di finanziamenti attivi (prestiti personali, cessioni del quinto, altri mutui, leasing) e verifica che il totale, rata di mutuo inclusa, non superi una quota del reddito netto del nucleo richiedente. La soglia varia da banca a banca ma nella maggior parte dei casi si muove tra il 30% e il 35%. La Banca d'Italia, nella guida Il mutuo ipotecario in parole semplici, scrive: «È ragionevole che la rata non superi un terzo del proprio reddito disponibile». Per verificare le esposizioni già attive del richiedente le banche consultano la Centrale dei Rischi di Banca d'Italia, dove finiscono i debiti sopra la soglia di censimento: secondo la guida della Banca d'Italia un finanziamento è registrato «quando l'importo che il cliente deve restituire supera i 30.000 euro». Come la si legge è spiegato nella guida alla Centrale dei Rischi per il mutuo. Per le rate, in pratica:

  • Sotto il 30%: la rata aggiuntiva del prestito personale in genere non pesa in modo decisivo sull'esito.
  • Tra il 30% e il 35%: la banca valuta con più attenzione la stabilità del reddito; il 33%, un terzo del reddito, è la soglia più usata.
  • Oltre il 35%: la banca chiede garanzie (un garante, un secondo intestatario) o la pratica difficilmente viene approvata così com'è; serve ridurre l'importo, allungare la durata del mutuo o eliminare prima il prestito personale.

Il meccanismo è lo stesso che si applica a chi ha già un mutuo in corso e ne chiede un secondo: il calcolo è lo stesso, cambia solo la rata da sommare. Per l'auto c'è il conto su quanto riduce il mutuo un finanziamento auto, e per la cessione del quinto la guida su cessione del quinto e mutuo.

Esempio con i numeri

Ipotizziamo un reddito netto familiare di 2.600 € al mese, un prestito personale con rata residua di 250 € al mese e la richiesta di un mutuo da 180.000 € su 25 anni. Con un IRS a 25 anni al 3,46% (rilevazione del 21 settembre 2026, fonte ICE Swap Rate) e uno spread ipotetico dello 0,70%, il TAN di riferimento è 4,16% e la rata mensile del mutuo, calcolata con la formula dell'ammortamento alla francese, è di circa 965,58 €.

VoceImporto mensile% sul reddito
Rata prestito personale250 €9,6%
Rata mutuo (180.000 €, 25 anni)96637,1%
Totale rate1.21646,8%

In questo caso il totale supera abbondantemente il 35%: la banca chiederebbe un mutuo più basso, e chiudere il prestito da solo non basterebbe, perché la rata del mutuo vale già il 37,1% del reddito. Con il prestito in corso, restare fra il 33% e il 35% vuol dire chiedere circa 113.000-123.000 € su 25 anni; senza il prestito il tetto al 35% sale a circa 170.000 €. Per vedere l'importo massimo compatibile con il proprio reddito e le rate già in corso conviene fare una simulazione su GoMutuo, inserendo anche i finanziamenti attivi.

Cosa fare se il rapporto supera la soglia

  1. Ridurre l'importo del mutuo richiesto, portando la rata a un livello che, sommato al prestito, rientri nella soglia sostenibile.
  2. Allungare la durata del mutuo: a parità di capitale, una durata più lunga abbassa la rata mensile ma aumenta gli interessi totali (nell'esempio, a 30 anni il tetto sale a circa 137.000 €); il confronto fra 20, 25 o 30 anni di durata.
  3. Estinguere anticipatamente il prestito personale prima di presentare la domanda, se la liquidità lo consente. L'art. 125-sexies TUB permette di rimborsare «in qualsiasi momento, in tutto o in parte» con una riduzione del costo del credito. Così la rata sparisce dal calcolo e il margine per il mutuo si allarga. Se al prestito mancano poche rate, conviene chiuderlo prima della domanda e allegare la liberatoria della finanziaria.
  4. Valutare un mutuo di consolidamento, se si ha già un immobile di proprietà da ipotecare: il prestito confluisce in un'unica rata, più bassa al mese ma su più anni, quindi con più interessi in totale; ne parliamo in dettaglio in come funziona il mutuo di consolidamento debiti.
  5. Aggiungere un secondo intestatario con reddito proprio, che aumenta il reddito complessivo su cui si calcola la soglia, a patto che non porti a sua volta altre rate in corso.

Alcuni profili hanno un'attenzione in più:

  • Garante del prestito di un familiare: anche chi fa da garante può comparire in Centrale dei Rischi, se la garanzia supera i 30.000 €. La banca del mutuo lo vede e può considerarlo un impegno.
  • Partita IVA: il reddito si legge dalle dichiarazioni, e i finanziamenti presi come ditta individuale contano come debiti personali, perché la ditta individuale non ha un patrimonio separato.
  • Over 50 e pensionati: la leva della durata è corta, perché le banche fissano un'età massima a fine mutuo. Restano ridurre l'importo o chiudere il prestito.
  • Contratto a termine o separati: con un contratto a termine la banca guarda con più attenzione la stabilità del reddito, e ogni rata in più pesa di più; per chi è separato, l'assegno di mantenimento versato di norma si somma alle rate come un impegno fisso.

Le domande che ci fanno tutti

Un prestito personale in corso viene sempre segnalato alla banca del mutuo?

Nella pratica sì. La banca consulta i sistemi di informazioni creditizie come CRIF, dove i prestiti segnalati da banche e finanziarie compaiono con debito residuo e regolarità dei pagamenti, e la Centrale dei Rischi della Banca d'Italia, che però registra solo i debiti oltre 30.000 € (250 € se in sofferenza). Un prestito pagato sempre puntualmente non è un problema in sé: incide solo come rata aggiuntiva nel calcolo del rapporto rata/reddito complessivo.

Meglio estinguere il prestito personale prima di chiedere il mutuo?

Dipende dal margine. Se la rata del prestito, sommata a quella del mutuo desiderato, resta sotto il 30-35% del reddito netto, non serve estinguerlo. Se lo supera di poco, l'estinzione anticipata (per i prestiti ai consumatori l'art. 125-sexies TUB limita l'indennizzo all'1% del capitale rimborsato, 0,5% se manca meno di un anno, e lo esclude se si chiude tutto il debito residuo e questo non supera 10.000 €) può sbloccare l'importo di mutuo richiesto, ma toglie liquidità disponibile prima del rogito.

Cessione del quinto e prestito personale insieme incidono allo stesso modo sul mutuo?

Sì, la banca somma comunque le rate: quella del prestito personale e quella della cessione del quinto, insieme alla futura rata di mutuo, devono restare entro la soglia sostenibile rispetto al reddito. In più la rata della cessione è già trattenuta in busta paga, quindi la banca la vede anche dal cedolino, oltre che nelle banche dati.

Un prestito personale intestato al coniuge conta se il mutuo è cointestato?

Sì: se il mutuo viene richiesto con due intestatari, la banca valuta il reddito complessivo della coppia ma anche tutte le rate in corso di entrambi, comprese quelle intestate a un solo coniuge. Un prestito personale del coniuge riduce quindi il margine disponibile per la rata del mutuo comune.

Quanto mutuo si perde con una rata di prestito da 250 €?

Circa 46.604 € su 25 anni con un TAN del 4,16% (IRS a 25 anni più uno spread ipotetico dello 0,70%): quei 250 € si tolgono dalla rata massima sostenibile. La cifra cambia con il tasso, la durata e la soglia rata/reddito della banca.

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