Risposta rapida
Sì, la domanda di mutuo si può presentare anche in cassa integrazione, perché il rapporto di lavoro resta in piedi. Però alcune banche non contano il reddito da cassa integrazione, e altre escludono chi è in cassa oltre una certa quota dell'orario. Non c'è una regola di legge: decide ogni banca.
Chi quel reddito lo conta guarda quanto ti entra davvero nei mesi di cassa, meno dello stipendio pieno. Per questo la pratica spesso ha bisogno di un cointestatario o di un garante con reddito stabile, o di un importo più basso. Se il mutuo ce l'hai già, la strada è un'altra: la sospensione delle rate con il Fondo Gasparrini.
Cassa integrazione, disoccupazione e rate non pagate: che differenza c'è?
Per la banca sono tre situazioni diverse.
- Cassa integrazione: il contratto di lavoro è sospeso, in tutto o in parte, ma resta valido. L'azienda continua a esistere e alla fine del periodo si può tornare a orario pieno.
- Disoccupazione con NASpI: il rapporto di lavoro è finito, e per la banca è un caso più difficile; è spiegato in mutuo con la NASpI da disoccupato. Se in famiglia arriva l'Assegno di inclusione, cosa cambia per chi ha già il mutuo è nella guida su Assegno di inclusione e mutuo prima casa.
- Rate non pagate su un mutuo che hai già: il problema è reggere quello in corso, e gli strumenti sono altri. Li trovi più avanti.
Se in cassa integrazione ci entri quando la pratica è già aperta, il caso è diverso: vedi cosa succede se vai in cassa durante l'istruttoria.
Come funziona la cassa integrazione, in breve
Per le ore non lavorate ricevi un'integrazione al posto dello stipendio, che non lo sostituisce per intero. Per la CIGO la scheda INPS sulla cassa integrazione ordinaria indica un trattamento «pari all'80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore non prestate», entro massimali fissati ogni anno.
- CIGO (cassa integrazione guadagni ordinaria): copre eventi temporanei non imputabili all'azienda, come un calo di lavoro o il maltempo. L'art. 12 del D.Lgs. 148/2015 fissa il tetto: «Le integrazioni salariali ordinarie sono corrisposte fino a un periodo massimo di 13 settimane continuative, prorogabile trimestralmente fino a un massimo complessivo di 52 settimane», e comunque non oltre 52 settimane in un biennio mobile.
- CIGS (straordinaria): riguarda ristrutturazioni, crisi aziendali, riorganizzazioni o contratti di solidarietà. Conta il massimale dell'art. 4 del D.Lgs. 148/2015: ordinaria e straordinaria insieme non possono superare 24 mesi in un quinquennio mobile per unità produttiva (30 mesi per edilizia e affini).
- Assegno di integrazione salariale: lo ricevono i dipendenti delle aziende che non rientrano nella CIGO, anche con un solo dipendente, dal Fondo di integrazione salariale dell'INPS o da un fondo di solidarietà di settore. Per la banca pone le stesse domande della cassa integrazione.
- CIGD (in deroga): non è uno strumento ordinario; la prevedono di volta in volta norme speciali, come è successo durante l'emergenza Covid con l'art. 22 del D.L. 18/2020.
Fonte: D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148 (Normattiva). Durate e massimali vanno verificati sulle circolari INPS in vigore al momento della domanda.
Tutte le banche contano la cassa integrazione?
No. Nelle politiche di credito che vediamo ogni giorno le banche si comportano in tre modi:
- alcune non considerano il reddito da cassa integrazione;
- altre escludono chi è in cassa oltre una certa quota dell'orario: conta quante ore sei in cassa rispetto all'orario pieno;
- le altre lo contano per quello che è, un netto più basso dello stipendio pieno, e c'è chi tiene il valore più basso fra la media della CU e quella delle ultime buste paga.
Può pesare anche quanto dura la cassa. Per questo conviene documentarne bene natura e durata: lettera dell'azienda, autorizzazione della cassa, eventuale accordo sindacale. E conviene sapere prima come ragiona la banca: presentare la domanda a quella sbagliata vuol dire un no che si poteva evitare.
Buste paga e CU: chi ti paga la cassa integrazione?
Di norma te la paga l'azienda, in busta paga. L'art. 7 del D.Lgs. 148/2015 dice che «Il pagamento delle integrazioni salariali è effettuato dall'impresa ai dipendenti aventi diritto alla fine di ogni periodo di paga», e poi l'azienda recupera le somme dall'INPS. Così nei cedolini la cassa integrazione compare come voce a parte, e a fine anno finisce nella CU dell'azienda.
Se l'impresa è in serie difficoltà finanziarie può essere autorizzato il pagamento diretto: allora è l'INPS ad accreditarti l'integrazione, e per quella parte ti rilascia una sua CU, il documento che certifica «gli importi corrisposti dall'INPS» (scheda INPS sulla Certificazione Unica). La scarichi da MyINPS, dove è disponibile entro il 16 marzo. In quel caso le CU dell'anno sono due, e alla banca servono tutte e due.
Manda le ultime buste paga di fila, anche quelle con la cassa integrazione. Con il pagamento diretto, poi, l'accredito dell'INPS arriva sul conto separato dallo stipendio: la banca lo vede negli estratti conto, quindi è meglio spiegarlo subito. Quali mesi mandare lo trovi nella guida alle buste paga per il mutuo, come scaricare la CU dell'INPS in quella sulla Certificazione Unica.
L'impatto sul rapporto rata/reddito
La rata di solito non deve superare una quota del reddito netto: 30% è la soglia prudenziale e 33% quella di prassi. Il tetto oltre il quale la banca chiede garanzie o rifiuta cambia da banca a banca, di solito fra un terzo e il 35-40% del reddito netto. Nessuna legge lo fissa. Con la cassa integrazione il conto si fa sul netto dei mesi di cassa, non su quello pieno: se lo stipendio scende, scende la rata che la banca considera sostenibile, e con lei l'importo del mutuo.
Per capire in anticipo l'ordine di grandezza, fai una simulazione del mutuo con il netto del periodo di integrazione: in banca arrivi con un importo già coerente.
Come rafforzare la pratica
- Garante con reddito stabile: un familiare che si impegna a pagare le rate se tu non ci riesci, e che rassicura la banca per il periodo in cui il tuo reddito è ridotto. Vedi come funziona il garante.
- Cointestazione: se chiedi il mutuo con il coniuge o il convivente che ha un reddito stabile, i due redditi si sommano; con le banche che escludono chi è in cassa, in gioco può restare solo il suo.
- Importo più basso: chiedere meno, con più anticipo, abbassa la rata e l'LTV, cioè la quota del prezzo finanziata.
- Fondo Consap prima casa: se rientri nelle sue categorie, come gli under 36 o le giovani coppie, la garanzia pubblica copre il 50% della quota capitale, l'80% con ISEE fino a 40.000 € e mutuo oltre l'80% del prezzo (per le persone con disabilità grave e i familiari ammessi basta l'ISEE: D.L. 66/2026, art. 4-bis). La cassa integrazione non è fra le categorie, e la garanzia aiuta sull'anticipo: sul reddito la banca fa comunque i suoi conti. I dettagli sono in Fondo di garanzia prima casa Consap: come funziona.
Hai già un mutuo e sei entrato in cassa integrazione?
Se il mutuo ce l'hai già, il problema è alleggerire le rate. Le strade sono due.
- Il Fondo Gasparrini, gestito da Consap: con un ISEE fino a 30.000 € e un mutuo prima casa fino a 250.000 € in ammortamento da almeno un anno, permette di sospendere le rate anche per la «sospensione dal lavoro per almeno 30 giorni lavorativi consecutivi» o per una riduzione dell'orario di almeno il 20% per lo stesso periodo, anche prima che la cassa integrazione sia autorizzata. La sospensione dura fino a 6, 12 o 18 mesi a seconda di quanto dura la cassa (scheda Consap del Fondo). Requisiti e domanda sono nella guida al Fondo Gasparrini.
- Le moratorie delle banche e gli accordi ABI, spiegati in moratoria mutuo ABI.
La sospensione non è gratis: gli interessi maturano lo stesso (con il Fondo Gasparrini la metà la paga il Fondo) e di solito il mutuo finisce più tardi. Prima di chiederla, fai il conto di quanto ti costa.
Esempio: una coppia con lui in cassa a rotazione
Ipotizziamo una coppia che chiede un mutuo a 25 anni. Lui ha uno stipendio pieno di 1.650 € netti, ma da tre mesi è in CIGO a rotazione e la media delle ultime buste paga è scesa a 1.450 €. Lei guadagna 1.400 € netti a tempo indeterminato. La rata è al 33% del reddito, la soglia di prassi, e il TAN fisso stimato è del 3,66% (IRS a 25 anni al 3,364% del 25 ottobre 2026 più uno spread stimato dello 0,30%).
- Con una banca che conta i mesi di cassa, il reddito è di 2.850 €, la rata sostenibile di circa 941 € e il mutuo possibile di circa 184.685 €.
- Con una banca che esclude chi è in cassa oltre una certa quota dell'orario conta solo lei: rata di circa 462 €, mutuo di circa 90.722 €.
- Dopo il rientro a orario pieno, con 3.050 € di reddito: rata di circa 1.007 €, mutuo di circa 197.645 €.
Fra la prima e la seconda banca ci sono circa 93.963 € di differenza, con la stessa coppia e gli stessi stipendi. Se l'azienda ha già fissato il rientro e i documenti lo mostrano, la pratica ha un elemento in più a favore.
Contenuto informativo di carattere generale, non consulenza personalizzata. Ogni banca decide con le sue regole su reddito, rapporto rata/reddito e garanzie, e nessuna è obbligata a concedere il mutuo.
Fonti: D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148 (Normattiva); INPS, schede su cassa integrazione ordinaria, Fondo di integrazione salariale e Certificazione Unica; Consap, schede del Fondo di sospensione dei mutui prima casa e del Fondo di garanzia prima casa.
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