Risposta rapida
Sì: nel 2025, 2026 e 2027 il datore di lavoro può rimborsarti gli interessi del mutuo sull'abitazione principale senza tasse, se tutti i fringe benefit dell'anno restano entro 1.000 €, o 2.000 € se hai figli fiscalmente a carico. Lo prevede la legge di bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 1, commi 390 e 391). Se la soglia viene superata diventa reddito tutto l'importo, e gli interessi rimborsati senza tasse non si possono anche detrarre al 19%.
Con le parole «fringe benefit mutuo» si cercano però due cose diverse. La prima è questo rimborso, che può riguardare qualsiasi dipendente. La seconda è il mutuo a tasso agevolato concesso dal datore di lavoro, tipico dei dipendenti di banca: lì il benefit è lo sconto sul tasso, e si calcola con una formula a parte. Quando il tasso è zero è uno dei pochi casi in cui il mutuo a tasso zero esiste davvero. In tutti e due i casi resta in piedi, per la parte che paghi tu, la detrazione degli interessi nel 730.
Quanto può rimborsarti il datore di lavoro senza tasse?
Fino a 1.000 € l'anno, oppure 2.000 € se hai figli fiscalmente a carico: è un limite unico per tutti i benefit dell'anno, non solo per il mutuo. Il comma 390 della legge di bilancio 2025 mette nello stesso conto i beni e i servizi ricevuti dall'azienda (buoni acquisto, per esempio) e le somme erogate o rimborsate per le bollette di acqua, luce e gas, per l'affitto dell'abitazione principale e per gli interessi del mutuo sull'abitazione principale. Vale per i periodi d'imposta 2025, 2026 e 2027. Nel 2024 gli importi erano gli stessi, con la legge di bilancio 2024 (L. 213/2023, art. 1, commi 16 e 17): è da quell'anno che gli interessi del mutuo sono entrati fra le spese rimborsabili.
- Oltre la soglia si tassa tutto. La regola è nell'art. 51, comma 3, del TUIR: «se il predetto valore è superiore al citato limite, lo stesso concorre interamente a formare il reddito». Con 1.100 € di benefit e nessun figlio a carico, in busta paga vengono tassati tutti i 1.100 €.
- Figli a carico. Per la circolare 4/E del 16 maggio 2025 il figlio è a carico se ha un reddito fino a 2.840,51 € l'anno, 4.000 € fino a 24 anni. La soglia di 2.000 € spetta per intero a ciascun genitore, anche con un figlio solo a carico di entrambi e anche se per lui ricevi l'assegno unico. Devi però dichiarare al datore di averne diritto, con il codice fiscale dei figli.
- Nel conto entrano anche i familiari. I benefit dati al coniuge o ai familiari dell'art. 12 del TUIR si sommano ai tuoi.
- Conta la data del pagamento. Valgono per l'anno anche le somme pagate dal datore entro il 12 gennaio dell'anno dopo (art. 51, comma 1).
- Non è un diritto. Il datore può dare il rimborso, non deve: secondo la circolare 35/E del 2022 questi benefit «possano essere corrisposti dal datore di lavoro anche ad personam», cioè anche a un solo dipendente.
Quale casa, quale mutuo, quali documenti?
La casa deve essere la tua abitazione principale, quella dove tu o i tuoi familiari abitate di solito. La legge per il 2024 parlava di «prima casa» e la circolare 5/E del 7 marzo 2024 l'aveva letta così, con la stessa nozione usata per la detrazione degli interessi; la legge per il 2025-2027 scrive direttamente «abitazione principale». Per il resto i chiarimenti del 2024 restano validi anche per il 2025-2027, in quanto compatibili: lo dice la circolare 4/E del 2025.
Il mutuo non deve per forza essere intestato a te. Per la stessa circolare gli interessi sono rimborsabili «ancorché parte contrattuale sia il coniuge o altro familiare» fra quelli dell'art. 12 del TUIR, se la casa è l'abitazione principale del lavoratore e «a condizione che ne sostengano effettivamente le relative spese».
Quanto alle carte, la circolare chiede al datore di lavoro tre cose.
- La prova della spesa. Il datore acquisisce e conserva la documentazione che giustifica la somma, oppure una tua dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesta i requisiti. Per il mutuo la circolare non fa un elenco: il documento più adatto è la certificazione degli interessi della banca, o le quietanze delle rate.
- La dichiarazione contro i doppi rimborsi. Devi attestare che quelle spese non sono già state oggetto di una richiesta di rimborso, totale o parziale, né presso lo stesso datore né presso altri.
- La dichiarazione sui figli, se chiedi la soglia di 2.000 €: questa la chiede la legge (comma 391), con il codice fiscale di ciascun figlio.
Che cosa succede alla detrazione del 19%?
Gli interessi che il datore ti rimborsa senza tasse non li puoi anche detrarre: la detrazione vale solo per quello che hai pagato davvero di tasca tua. La guida dell'Agenzia delle Entrate sugli interessi passivi lo dice in una riga: «Gli interessi passivi danno diritto alla detrazione solo per l'importo effettivamente rimasto a carico del contribuente». Le istruzioni del 730/2026 spiegano perché: le spese rimborsate «non possono essere considerate rimaste a carico del lavoratore».
In pratica il conto si fa così.
- Nella Certificazione Unica il rimborso non tassato è nei punti da 701 a 706, con lo stesso codice del rigo E7 (7, 48 o 57 secondo la data del mutuo).
- Dagli interessi pagati nell'anno togli quel rimborso. Una FAQ dell'Agenzia sulla dichiarazione precompilata è netta: «per l'ammontare rimborsato, gli interessi passivi non possono essere detratti».
- Quello che resta va nel rigo E7 e su quello, per come sono scritte le istruzioni, si applica il limite di 4.000 € complessivi. Se il mutuo è cointestato vale la regola di sempre: ognuno detrae la propria quota, come spiega la guida su chi detrae in un mutuo cointestato.
C'è un caso rovesciato. Se i benefit dell'anno superano la soglia, il rimborso viene tassato come stipendio: a quel punto, dice la stessa FAQ, gli interessi tornano detraibili: in pratica li hai pagati con soldi su cui hai versato le imposte.
Esempio: quanto vale davvero il rimborso
Marta ha un mutuo di 150.000 € in 25 anni per la casa in cui vive, intestato solo a lei, a tasso fisso. Usiamo un TAN del 3,81%: l'IRS a 25 anni del 13 ottobre 2026 (3,506%, fonte ICE Swap Rate) più uno spread medio stimato dello 0,30%. La rata è di 776 €. Nel primo anno paga 5.651 € di interessi, nel 16° anno 2.834 €. La tabella mostra che cosa cambia se il datore le rimborsa il massimo consentito e lei non riceve altri benefit.
| Anno del mutuo | Interessi pagati | Rimborso | Restano a carico | Detrazione senza rimborso | Detrazione con il rimborso | Vantaggio netto |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Primo anno | 5.651 € | 1.000 € | 4.651 € | 760 € | 760 € | 1.000 € |
| Primo anno, con figli a carico | 5.651 € | 2.000 € | 3.651 € | 760 € | 694 € | 1.934 € |
| 16° anno | 2.834 € | 1.000 € | 1.834 € | 539 € | 349 € | 810 € |
| 16° anno, con figli a carico | 2.834 € | 2.000 € | 834 € | 539 € | 159 € | 1.620 € |
La detrazione è il 19% degli interessi rimasti a carico, fino a 4.000 €. Nel primo anno, dopo un rimborso di 1.000 €, a Marta restano a carico 4.651 €: la detrazione resta di 760 €, come senza rimborso. Finché gli interessi rimasti a carico superano i 4.000 €, infatti, il rimborso non toglie nulla alla detrazione. È la lettura che discende dalla FAQ dell'Agenzia e dalle istruzioni del 730: il rimborso si toglie dagli interessi pagati e sul resto vale il massimo di 4.000 €. L'Agenzia però non fa un esempio con interessi sopra il tetto: se sei in questo caso, fai confermare il conto al CAF o a chi ti compila la dichiarazione. Più avanti nel piano gli interessi scendono e il conto cambia: nel 16° anno lo stesso rimborso fa calare la detrazione di 190 €, e il vantaggio vero è di 810 €. Il rimborso conviene in ogni caso: ogni euro rimborsato ne fa perdere al massimo 0,19 di detrazione.
Il conto vale per chi ha abbastanza IRPEF da cui scalare la detrazione. Se il mutuo devi ancora chiederlo, la simulazione gratuita di GoMutuo ti dice in 6 minuti quanto puoi chiedere e quale rata regge il tuo reddito.
Mutuo a tasso agevolato del datore di lavoro: come si calcola il fringe benefit?
Se il mutuo te lo concede il datore di lavoro a un tasso di favore, o una banca convenzionata con lui, il benefit è lo sconto sul tasso. L'art. 51, comma 4, lett. b) del TUIR lo misura così: si assume «il 50 per cento della differenza tra l'importo degli interessi calcolato al tasso ufficiale di riferimento vigente alla data di scadenza di ciascuna rata o, per i prestiti a tasso fisso, alla data di concessione del prestito e l'importo degli interessi calcolato al tasso applicato sugli stessi».
- Tasso fisso. Conta il tasso ufficiale del giorno in cui il prestito è stato concesso, e resta quello per tutta la durata. Dopo una surroga o una rinegoziazione conta la data del nuovo atto (circolare 5/E del 2024).
- Tasso variabile. Conta il tasso ufficiale in vigore alla scadenza di ogni rata: il benefit sale e scende con le decisioni della BCE.
- Se il tuo tasso è pari o superiore a quello ufficiale, non c'è differenza e non c'è benefit.
La regola è in vigore dal periodo d'imposta 2023: l'ha scritta il D.L. 145/2023 (art. 3, commi 3-bis e 3-ter), convertito dalla L. 191/2023. Prima si guardava per tutti al tasso ufficiale di fine anno: la modifica, spiega la circolare 5/E, è arrivata per far fronte alle oscillazioni di quel tasso fra il 2022 e il 2023.
Il tasso ufficiale di riferimento ha preso il posto del vecchio tasso di sconto della Banca d'Italia, che lo ha fissato dal 1999 al 2003 (D.Lgs. 213/1998, art. 2). Dal 2004 il parametro è il tasso della BCE sulle operazioni di rifinanziamento principali, «la cui misura sostituisce quella della cessata ragione normale dello sconto», come scriveva il Ministero dell'Economia in un decreto di quell'anno sui tassi soglia dell'usura. Le circolari dell'Agenzia delle Entrate parlano solo di «TUR», senza indicarne la misura: il conto preciso lo fa il datore di lavoro. Oggi quel tasso è al 2,65%, in vigore dal 16 settembre 2026; la serie storica è sul sito della Banca d'Italia.
Un esempio. Una banca concede oggi a un dipendente un mutuo di 150.000 € in 25 anni al tasso fisso dell'1,50%: è un'ipotesi, il tasso vero lo fissa l'accordo aziendale. La rata è di 600 €. Nel primo anno paga 2.216 € di interessi; sullo stesso debito residuo, rata per rata, al 2,65% sarebbero 3.915 €. La differenza è di 1.699 € e il benefit è la metà: 849 €. Questo importo resta entro i 1.000 € e, se nell'anno non ci sono altri benefit, non è tassato. Con un mutuo di 200.000 € alle stesse condizioni il benefit del primo anno è di 1.133 €: in questo caso l'importo supera i 1.000 €: senza figli a carico è tassato per intero, mentre con figli a carico resta entro i 2.000 € e, senza altri benefit, non è tassato. Negli anni seguenti il debito scende e il benefit con lui. È un conto indicativo, fatto sulle prime dodici rate: la soglia si misura sull'anno solare e l'importo esatto lo calcola il datore di lavoro. Le soglie di 1.000 e 2.000 € valgono poi fino al 2027: dal 2028, se la legge non cambia, torna il limite ordinario di 258,23 €, e un benefit più alto viene tassato per intero.
Due precisazioni. Il valore del prestito entra nella stessa soglia degli altri benefit: il comma 4 si apre con le parole «Ai fini dell'applicazione del comma 3». E se il mutuo agevolato è cointestato, la risoluzione 44/E del 2023 distingue: con il coniuge o un familiare dell'art. 12 si conta l'intera quota interessi, con un'altra persona solo la quota del dipendente. Gli interessi che paghi al tasso agevolato sono a tuo carico e si detraggono con le regole ordinarie, se il mutuo è ipotecario e riguarda l'abitazione principale.
Alcuni casi particolari
- Più datori di lavoro nello stesso anno. La soglia è una sola per tutto l'anno: la FAQ dell'Agenzia chiede di sommare i rimborsi ricevuti da tutti i datori di lavoro, e la dichiarazione contro i doppi rimborsi riguarda anche gli altri datori.
- Contributo dell'azienda sugli interessi. Alcuni piani di welfare non rimborsano a te, ma versano un contributo sugli interessi del mutuo. La guida dell'Agenzia dice: «In caso di contributo aziendale, la detrazione è calcolata sulla differenza tra l'importo degli interessi pagati e il contributo erogato dall'azienda».
- Mutuo per costruire l'abitazione principale. La FAQ dell'Agenzia elenca anche i codici 10, 46 e 55 dei mutui per la costruzione: il rimborso riduce gli interessi dei righi da E8 a E10, che hanno un limite più basso, 2.582,28 €.
- Reddito sopra 75.000 €. Per i mutui stipulati dal 2025 la detrazione degli interessi rientra nel tetto complessivo alle detrazioni; quelli contratti fino al 31 dicembre 2024 ne restano fuori. I conti sono nell'articolo sull'art. 16-ter del TUIR.
- Il rimborso conta come reddito per la banca? Se stai per chiedere un mutuo o una surroga, non farci affidamento: è una voce variabile, che il datore decide anno per anno. Come per straordinari e premi, conta solo ciò che si ripete, e spesso solo in parte. Con chi è assunto da poco alcune banche partono dalla media delle ultime buste paga: tolgono le voci una tantum e aggiungono a parte la quota di tredicesima e quattordicesima. Il conto di quanto puoi chiedere si fa sul netto fisso, come nella guida sul mutuo in base alla RAL.
- Mutuo agevolato e pensione. Se vai in pensione o lasci l'azienda e il mutuo resta al tasso di favore, il benefit continua a essere calcolato: per la risoluzione 44/E del 2023 la fine del rapporto di lavoro non cambia la regola. La formula non vale invece per i prestiti stipulati prima del 1° gennaio 1997 e per quelli sotto i dodici mesi concessi, con accordo aziendale, a dipendenti in contratto di solidarietà o in cassa integrazione, o a dipendenti vittime di usura o di estorsione (art. 51, comma 4, lett. b).
- Dal 2027 cambiano i numeri degli articoli. Dal 1° gennaio 2027 il TUIR è sostituito dal nuovo testo unico (D.Lgs. 117/2026). Le regole di questa pagina passano nell'art. 53 del nuovo testo, con le stesse soglie per il 2027 (comma 4) e la stessa formula per i prestiti (comma 6, lett. b).




