Rapporto rata/reddito: quanto può essere la rata del mutuo rispetto allo stipendio?

GoMutuoAggiornato il 11 min di lettura

In breve

La rata del mutuo, sommata alle rate che paghi già, di norma non dovrebbe superare il 30% dello stipendio netto, la soglia prudenziale, o il 33%, la prassi delle banche: con 2.000 € netti sono fra 600 e 660 € al mese. La guida della Banca d'Italia, più prudente, parla di «un terzo» del reddito disponibile, cioè al netto delle spese fisse. Il tetto oltre il quale la banca chiede garanzie o rifiuta cambia da banca a banca: di solito fra un terzo e il 35-40% del netto, per alcune di più con redditi alti. Formula: (reddito netto mensile × 33%) − rate in corso = rata massima sostenibile. Con il TAN fisso stimato di oggi (3,58% a 30 anni: IRS più spread medio, rilevazione del 26 ottobre 2026), una rata di 660 € vale circa 145.528 € di mutuo; il tasso offerto dalla banca cambia con LTV e profilo.

Calcolatrice, monete, modellino di casa e foglio bianco su scrivania — calcolo del rapporto rata/reddito del mutuo
Indice della guida · 11 sezioni

Quanto può essere la rata rispetto allo stipendio?

Di norma la rata del mutuo, sommata alle rate che paghi già, non dovrebbe superare il 30% dello stipendio netto, la soglia prudenziale, o il 33%, la prassi delle banche: con 2.000 € netti al mese sono fra 600 e 660 € di rata. Il tetto oltre il quale la banca chiede garanzie o rifiuta cambia da banca a banca: di solito fra un terzo e il 35-40% del reddito netto, per alcune di più con redditi alti.

La regola del terzo la richiama anche la guida della Banca d'Italia Comprare una casa: il mutuo ipotecario in parole semplici (versione aggiornata a febbraio 2026), dove si legge: «È ragionevole che la rata non superi un terzo del proprio reddito disponibile». Per reddito disponibile la guida intende quello che resta dopo le spese fisse: è quindi più prudente del 33% che le banche applicano allo stipendio netto. Quanto pesano i figli su quello che resta dopo la rata lo spiega la guida sul mutuo con figli a carico.

Formula operativa: (reddito netto mensile × 33%) − rate di finanziamenti in corso = rata massima sostenibile. Da questa rata, con tasso e durata, si ricava l'importo massimo di mutuo teoricamente finanziabile.

Se vuoi passare dal principio al tuo numero, fai una simulazione del mutuo su GoMutuo: è gratuita, dura circa 6 minuti e ti dice quanto puoi chiedere e con che rata.

Cos'è il rapporto rata/reddito

Nelle regole della Banca d'Italia è il rapporto servizio del debito/reddito (in inglese debt-service-to-income, DSTI): misura quanta parte del reddito è impegnata in rate. Il debt-to-income (DTI) è un'altra cosa: il debito totale diviso per il reddito di un anno. In Italia si usa la versione ristretta al solo reddito netto mensile (stipendio in busta paga già decurtato di IRPEF, addizionali e contributi) confrontato con la rata del mutuo e le eventuali rate di altri prestiti già in corso (CRIF). Come pesa in pratica un prestito personale in corso sulla domanda di mutuo lo vediamo a parte.

È il primo parametro guardato dall'analista della banca in istruttoria, insieme a LTV e scoring CRIF. Se la rata supera il tetto della banca, di solito la pratica non passa così com'è: servono un secondo reddito, un garante o un mutuo più basso.

Perché il 30-33% e non il 50%?

La soglia deriva da un principio di sostenibilità finanziaria: dopo aver pagato la rata, al mutuatario deve restare abbastanza reddito per consumi essenziali (alimentari, utenze, trasporti), imprevisti (spese mediche, riparazioni), risparmio precauzionale (3-6 mesi di rate accantonate). Se la rata assorbe il 50% del netto, qualsiasi shock — perdita del lavoro, aumento dei tassi su un variabile, spesa medica non prevista — trasforma il mutuo in un problema.

Il vincolo non è normativo in senso stretto: nessuna legge italiana obbliga le banche a fermarsi al 33%. È una prassi prudenziale che discende dall'obiettivo di «sana e prudente gestione» sancito dall'art. 5 TUB (D.Lgs. 385/1993), declinato nelle policy interne di ciascun istituto e recepito nella Circolare Banca d'Italia n. 285/2013 (Disposizioni di vigilanza per le banche) come criterio di valutazione del merito creditizio.

Strumento

Quanto puoi chiedere alla banca?

Una stima in dieci secondi con la regola che usano le banche: la rata non supera il 33% dello stipendio netto.

€ 2.200

Puoi chiedere circa

€ 142.000

con una rata di € 726 al mese per 25 anni, al TAN fisso stimato di oggi (3,67%).

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La formula e come applicarla

Rata massima sostenibile =

(Reddito netto mensile × 33%) − Rate di altri finanziamenti in corso

Esempio 1 — Dipendente senza altri prestiti
Netto mensile: 1.800 €. Rate in corso: 0 €.
Rata max = 1.800 × 33% = 594 €/mese. Con durata 30 anni e il TAN fisso stimato di oggi (3,58%), il capitale finanziabile è circa 130.975 €.

Esempio 2 — Dipendente con prestito auto
Netto mensile: 2.200 €. Rata prestito auto: 220 €.
Rata max = (2.200 × 33%) − 220 = 726 − 220 = 506 €/mese. Capitale finanziabile circa 111.571 € a parità di condizioni.

Esempio 3 — Coppia cointestata
Netti sommati: 3.400 €. Rate in corso: 0 €.
Rata max = 3.400 × 33% = 1.122 €/mese. Capitale finanziabile circa 247.397 €.

Nota: il TAN degli esempi è quello fisso stimato a 30 anni, cioè l'IRS più lo spread medio (rilevazione del 26 ottobre 2026). Il tasso reale al momento della delibera varia in funzione di durata, LTV, profilo cliente e banca: verifica sempre con una simulazione dedicata al calcolo della rata.

Cosa entra davvero nel reddito

Non tutto lo stipendio "vale uguale" per la banca. Ecco il trattamento più diffuso:

Voce di redditoCome viene considerata
Stipendio base dipendente indeterminato100% del netto in busta paga
13ª e 14ª mensilitàRipartite su 12 mesi (aggiungono all'imponibile mensile)
Straordinari continuativiSpesso contati solo in parte, se ricorrenti; alcune banche chiedono 6 o 12 buste paga
Premi produttività / bonus una tantumUna tantum esclusi; se ricorrenti, alcune banche li contano in parte
Reddito da locazione (affitti)fra il 50% e l'80% del canone (per vacanze/morosità)
Contratti a tempo determinatoMolte banche non li contano da soli; altre sì, con lavoro continuativo per gran parte degli ultimi 2 o 3 anni o con un cointestatario o garante dal reddito stabile, a volte solo in parte
Assegni familiari / Assegno UnicoDipende dalla banca: alcune lo contano, in tutto o in parte, altre no

Calcolatore concettuale: rata max e mutuo indicativo per fascia di reddito

Netto mensileRata al 30%Rata al 33%Mutuo indicativo 30 anni, TAN fisso stimato 3,58%*
1.500 €450 €495 €≈ 109.146 €
2.000 €600 €660 €≈ 145.528 €
2.500 €750 €825 €≈ 181.909 €
3.000 €900 €990 €≈ 218.291 €
4.000 €1.200 €1.320 €≈ 291.055 €

Elaborazione GoMutuo su formule standard di ammortamento francese. Importi arrotondati e puramente indicativi: il capitale realmente deliberato dipende da durata, LTV, tasso di offerta della singola banca e profilo cliente completo. Per il tuo caso, con il tuo reddito e i finanziamenti che hai già, una simulazione su GoMutuo ti dice quanto puoi chiedere e con che rata.

Per le fasce più basse della tabella il conto cambia parecchio: abbiamo due schede dedicate su con 1.200 € netti al mese quanto mutuo puoi chiedere e su con 1.300 € al mese quanto mutuo puoi chiedere, e la tabella con tutti gli stipendi è nella guida quanto mutuo posso chiedere con il mio stipendio. Per passare dal mutuo al prezzo della casa, con i risparmi per anticipo e spese, c'è la guida su che casa posso permettermi con il mio stipendio. Se invece parti dalla rata, c'è il conto su quanto mutuo si ottiene con una rata da 600 euro, o con una rata da 800 euro.

* TAN fisso stimato: IRS a 30 anni (3,28%, ICE Swap Rate, rilevazione del 26 ottobre 2026) più lo spread medio che stimiamo per il fisso (0,30%). Le offerte per i profili più premianti (es. mutui green, LTV basso) stanno di solito sotto la media; per confronto, il TAN medio dei nuovi mutui a tasso fisso rilevato da Banca d'Italia è 3,61% (media di agosto 2026). Il tasso reale dipende da durata, LTV e profilo cliente: verifica sempre con una simulazione personalizzata.

Autonomi, partite IVA e forfettari

Per lavoratori autonomi e partite IVA ordinarie la banca guarda il reddito netto medio degli ultimi 2 anni (Modello Unico) e la divide per 12 prima di applicare la soglia del 33%; alcune banche, per prudenza, prendono l'ultimo anno se è più basso della media. Un autonomo che ha dichiarato 44.000 € netti e poi 36.000 € viene valutato di solito su 40.000 € l'anno, circa 3.333 € al mese; dove conta l'ultimo anno, la base scende a 3.000 € al mese.

Per i forfettari (imposta sostitutiva del 15%, o del 5% nei primi cinque anni a certe condizioni) il reddito considerato è quello dichiarato al netto dell'imposta sostitutiva e dei contributi INPS Gestione Separata. Ogni banca ha policy diverse: alcune considerano il forfettario "junior" (5%) come rischioso e chiedono cointestazione; altre lo accettano con 3 anni di storico stabile. Un consulente creditizio è spesso decisivo per capire quali banche siano più aperte al proprio profilo.

Cointestazione: cosa cambia

Sommare due redditi alza proporzionalmente la rata sostenibile: coppia con 1.800 € + 1.600 € netti = 3.400 €, rata max 33% = 1.122 €/mese (contro i 594 € del singolo). Attenzione a due aspetti:

  • la banca somma anche tutti i debiti in corso di entrambi — se uno dei due ha rate in essere, si sottraggono comunque;
  • i cointestatari rispondono in solido (art. 1292 c.c.): se uno smette di pagare, l'altro deve coprire l'intera rata.

Per approfondire i profili di responsabilità e le opzioni di accollo/liberatoria in caso di separazione, vedi la guida al mutuo cointestato.

E se la rata supera la soglia? Le leve

Se la rata che ti serve supera la soglia della banca, hai tre leve principali:

  1. Allungare la durata. Passare da 20 a 30 anni riduce la rata di quasi un quarto. Limite: l'età a fine mutuo, che ogni banca fissa a modo suo, e più interessi pagati in tutto.
  2. Ridurre il capitale richiesto. Aumentare l'anticipo (o cercare un immobile meno caro) è la leva più sana: riduce anche l'LTV e migliora il tasso offerto.
  3. Aggiungere un cointestatario o un garante. Un secondo reddito o una fideiussione permettono di superare la soglia. Il Fondo Garanzia Prima Casa Consap invece non aiuta su questo fronte: è riservato alle categorie previste dalla legge, come gli under 36, e permette di finanziare più dell'80% del prezzo senza alzare la rata sostenibile. E ha un tetto: la scheda di Consap sul Fondo prima casa precisa che «l'importo del finanziamento non può essere superiore a 250.000 euro», quindi la leva funziona solo fino a un mutuo da 250.000 euro.

Una quarta leva, meno consigliata: estinguere prestiti in corso prima di richiedere il mutuo. Riduce la voce sottrattiva della formula, ma consuma la liquidità che poteva servire come anticipo — spesso lo scambio non conviene.

Rapporto rata/reddito vs LTV

Sono due parametri indipendenti e la banca li valuta entrambi:

ParametroCosa misuraSoglia tipica
Rata / RedditoSostenibilità mensile della rata30% prudenziale e 33% prassi del netto; il tetto cambia da banca a banca
LTV (Loan-to-Value)Copertura del valore immobile≤ 80% standard; fino al 100% con il Fondo Consap, se la banca lo concede, solo per le categorie previste dalla legge (mutuo fino a 250.000 €)

Puoi avere un rapporto rata/reddito eccellente (20%) ma essere respinto perché la perizia stima l'immobile meno del prezzo pattuito e il mutuo chiesto supera la quota del valore di perizia che la banca finanzia (di solito l'80%). Viceversa, con un ottimo LTV (60%) ma una rata al 45% del netto la pratica di solito non passa, salvo per alcune banche con redditi alti. Per approfondire l'altra metà del quadro, leggi cos'è l'LTV mutuo e come influisce.

Nota: questo articolo ha finalità informative. Gli esempi numerici sono elaborazioni su formule standard di ammortamento francese e non costituiscono offerta di finanziamento. La valutazione effettiva del rapporto rata/reddito dipende dalla policy di ciascuna banca. Verifica sempre con una simulazione personalizzata e con un consulente creditizio iscritto OAM.

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Le domande che ci fanno tutti

Qual è la percentuale massima del reddito che può assorbire la rata del mutuo?

Di norma il 30% del reddito netto mensile è la soglia prudenziale e il 33% la prassi delle banche. La Banca d'Italia, nella guida «Il mutuo ipotecario in parole semplici» (versione aggiornata a febbraio 2026), scrive che «è ragionevole che la rata non superi un terzo del proprio reddito disponibile», cioè al netto delle spese fisse: è più prudente. Il tetto oltre il quale la banca chiede garanzie (secondo intestatario, fideiussione) o rifiuta cambia da banca a banca: di solito fra un terzo e il 35-40% del netto, per alcune di più con redditi alti.

13ª e 14ª mensilità entrano nel calcolo?

Sì, ma ripartite su 12 mesi. Se guadagni 1.800 € netti al mese × 14 mensilità, il reddito rilevante è (1.800 × 14) / 12 = 2.100 € netti/mese. Applicando il 33%, la rata massima sostenibile sale a circa 693 € invece di 594 €. È una differenza importante: sempre chiedere alla banca che consideri le mensilità aggiuntive nella base di calcolo.

Bonus, straordinari e premi contano nel reddito valutato dalla banca?

Solo se sono continuativi negli ultimi 2-3 anni e risultano dalle buste paga / CU. Un bonus una tantum non entra; una tredicesima o quattordicesima strutturali sì; gli straordinari stabili spesso sì, ma di solito solo in parte, e per farli contare alcune banche chiedono 6 o 12 buste paga. Di solito basta l'ultima CU, ma alcune banche chiedono le ultime due.

Come calcolano il reddito i lavoratori autonomi e le partite IVA?

Per gli autonomi il reddito preso a riferimento è quello netto (dopo imposte e contributi) risultante dagli ultimi 2 Modelli Unico o dai bilanci degli ultimi 2-3 esercizi, mediati. Alcune banche, per prudenza, prendono l'ultimo anno se è più basso della media. Per i forfettari (imposta sostitutiva del 15%, o del 5% nei primi cinque anni a certe condizioni) il reddito considerato è quello dichiarato meno l'imposta sostitutiva e i contributi INPS Gestione Separata. Il calcolo va fatto banca per banca perché c'è ampia variabilità.

Se non arrivo al 33%, posso allungare la durata per abbassare la rata?

Sì, è la prima leva. Passare da 20 a 30 anni riduce la rata di quasi un quarto, permettendo di rientrare nella soglia. Attenzione a due limiti: l'età a fine mutuo, che ogni banca fissa a modo suo, e il costo totale, perché gli interessi pagati in tutto possono crescere del 40-60%. Confronta sempre la rata sostenibile con il TAEG e l'interesse totale, non solo con la rata mensile.

Rapporto rata/reddito e LTV sono la stessa cosa?

No. Il rapporto rata/reddito misura quanto della tua entrata mensile va in rata (di norma 30-33% del netto). L'LTV (Loan-to-Value) misura quanto del valore dell'immobile è finanziato dal mutuo: di norma max 80%. Oltre, se la banca lo concede, si arriva con il Fondo Consap per la prima casa. È riservato esclusivamente alle categorie previste dalla legge (come under 36 e giovani coppie) e ai mutui fino a 250.000 €. La garanzia è del 50% e sale all'80% con ISEE fino a 40.000 € e mutuo oltre l'80% del prezzo (per le persone con disabilità grave e i familiari ammessi basta l'ISEE). Puoi avere un rapporto rata/reddito ottimo ed essere respinto se la perizia stima l'immobile meno del prezzo.

Se ho già un prestito personale in corso, quanto mi resta di rata max per il mutuo?

Le rate di finanziamenti in corso (prestiti personali, cessione del quinto, leasing auto, carte revolving) si sottraggono dalla rata max sostenibile. Esempio: reddito netto 2.000 €/mese, rata massima teorica 660 € (33%). Se hai un prestito personale con rata di 180 €, la rata max per il mutuo scende a 480 €. Verifica anche in CRIF: la banca lo farà comunque, meglio arrivare preparati e — se possibile — estinguere in anticipo prestiti brevi prima di richiedere il mutuo.

GoMutuo · Redazione GoMutuo

Contenuti informativi redatti dalla redazione di GoMutuo sulla base di informazioni pubbliche reperibili online, normativa vigente e fonti ufficiali. Le informazioni hanno carattere generale e divulgativo e non costituiscono consulenza personalizzata.

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