Risposta rapida
Un infermiere chiede il mutuo con lo stesso conto di qualsiasi dipendente: con 1.800 € netti al mese e un contratto a tempo indeterminato può chiedere circa 114.804 € in 25 anni a tasso fisso, con una rata di 594 €. A spostare la cifra sono il contratto e quanta parte di turni, notti e festivi la banca decide di contare.
I 1.800 € sono un'ipotesi: il netto di un infermiere cambia con anzianità, turni, regione e detrazioni, e le cifre per gli altri stipendi sono nella guida su quanto mutuo posso chiedere con il mio stipendio. Chi lavora per un'ASL o un ospedale pubblico può chiedere anche il mutuo dell'INPS. Per il tuo stipendio, la simulazione gratuita di GoMutuo ti dice in 6 minuti quanto puoi chiedere e con che rata.
Che stipendio conta la banca per un infermiere?
La banca parte dalla parte fissa della busta paga: stipendio tabellare, eventuali progressioni economiche e indennità di specificità infermieristica. Turni, notti e festivi contano solo se tornano con regolarità. Per chi lavora nel Servizio sanitario nazionale gli importi li fissa il contratto nazionale del comparto Sanità: al 12 ottobre 2026 l'ultimo firmato in via definitiva è il contratto 2022-2024, sottoscritto all'ARAN il 27 ottobre 2025.
| Voce della busta paga | Quanto vale, lordo (CCNL Sanità 2022-2024) | Come la conta di solito la banca |
|---|---|---|
| Stipendio tabellare dell'area dei professionisti della salute e dei funzionari | 24.918,93 € l'anno per 12 mensilità, circa 2.076,58 € al mese, più la tredicesima | Per intero |
| Indennità di specificità infermieristica | 87,79 € al mese per 12 mensilità | È fissa: di solito entra nel reddito |
| Indennità notturna e festiva | 4,00 € l'ora fra le 22 e le 6; 2,55 € l'ora nei giorni festivi | Solo se torna in 6 o 12 buste paga, spesso in parte |
| Indennità di turno | 2,07 € per giornata lavorata nei servizi organizzati su più turni | Come la notturna |
Importi delle tabelle 2a e 3 e dell'articolo 67 del contratto; l'indennità notturna gli accordi aziendali possono alzarla, e la tredicesima non comprende l'indennità di specificità (articolo 60). Il netto dipende da contributi, IRPEF e addizionali: qui è sempre un'ipotesi dichiarata.
Il 29 luglio 2026 ARAN e sindacati hanno firmato l'ipotesi del contratto 2025-2027. Un'ipotesi diventa contratto solo dopo l'esame del comitato di settore e del Governo e la certificazione dei costi da parte della Corte dei conti; l'art. 47, comma 5, del decreto legislativo 165/2001 lo dice così: «Se la certificazione è positiva, il presidente dell'ARAN sottoscrive definitivamente il contratto collettivo». Al 12 ottobre 2026 sul sito dell'ARAN c'era ancora solo l'ipotesi, senza la firma definitiva. Il testo firmato a luglio porta lo stipendio tabellare dell'area dei professionisti della salute a 25.524,93 € l'anno dal 1° gennaio 2025, 26.132,13 € dal 2026 e 26.481,33 € dal 2027, sempre per 12 mensilità più la tredicesima, e l'indennità di specificità infermieristica a 181,14 € al mese dal 1° gennaio 2026 (tabelle 2a e 3 dell'ipotesi). Finché gli aumenti non arrivano in busta paga, la banca conta gli importi che vede nei cedolini.
Quanto pesano le voci variabili dipende da dove parte la banca. Molte dividono per 12 il netto della CU, dove notti, festivi e turni ci sono già; altre fanno la media delle ultime buste paga, e per far contare le voci variabili alcune banche ne chiedono 6 o 12 e spesso le contano solo in parte, come per straordinari e premi.
Per avere un'idea: 5 notti al mese da 8 ore fra le 22 e le 6 fanno 160 € lordi di indennità notturna (5 × 8 × 4,00 €).
Quanto può chiedere un infermiere?
Con la rata a un terzo del netto (33%, la soglia di prassi), un infermiere che chiede il mutuo da solo e non ha altri finanziamenti arriva a circa 102.048 € in 25 anni con 1.600 € netti e a 140.316 € con 2.200 €. Ecco quattro stipendi netti ipotetici.
| Stipendio netto (ipotesi) | Rata | 20 anni (TAN 3,88%) | 25 anni (TAN 3,81%) | 30 anni (TAN 3,72%) | 25 anni a tasso variabile (3,13%) |
|---|---|---|---|---|---|
| 1.600 € | 528 € | 88.048 € | 102.048 € | 114.431 € | 109.771 € |
| 1.800 € | 594 € | 99.054 € | 114.804 € | 128.734 € | 123.493 € |
| 2.000 € | 660 € | 110.059 € | 127.560 € | 143.038 € | 137.214 € |
| 2.200 € | 726 € | 121.065 € | 140.316 € | 157.342 € | 150.935 € |
Per il fisso, IRS della durata al 13 ottobre 2026 più 0,30% di spread stimato; per il variabile, Euribor a 3 mesi al 13 ottobre 2026 (2,634%) più 0,50%. Contratto a tempo indeterminato, tredicesima fuori dal conto. Il metodo è in come facciamo i calcoli.
Il calcolo, passo per passo
Il mutuo si ricava dalla rata: un terzo del netto, trasformato in capitale con il tasso fisso stimato di oggi.
- Reddito: 1.800 € netti al mese, la parte fissa della busta paga.
- Rata: il 33% del reddito, cioè 594 €.
- Tasso: IRS a 25 anni (3,506%) più lo spread medio stimato (0,30%) fa un TAN fisso del 3,81%, arrotondato.
- Capitale: 594 € al mese per 300 rate costanti, con l'ammortamento alla francese, ripagano 114.804 €. La formula è mutuo = rata × (1 − (1 + i)−n) ÷ i, con i = 3,81% ÷ 12 = 0,3175% e n = 300.
Il 33% è prassi, non legge. La guida della Banca d'Italia sul mutuo scrive che «è ragionevole che la rata non superi un terzo del proprio reddito disponibile», e per reddito disponibile intende quello al netto delle spese fisse: un criterio più prudente. Il 30% è la soglia prudenziale; il tetto oltre il quale la banca chiede garanzie o rifiuta cambia da banca a banca.
Quanto deve valere la casa e quanto anticipo serve
Di norma la banca presta fino all'80% del valore. Con 114.804 € in 25 anni la casa può costare circa 143.505 €, con 28.701 € di anticipo. Notaio, imposte, perizia e istruttoria sono a parte: ipotizziamo il 5-6% del prezzo, cioè 7.175-8.610 €.
Senza anticipo la strada è il Fondo prima casa gestito da Consap, riservato «esclusivamente» alle categorie di legge, come chi non ha compiuto 36 anni, per mutui fino a 250.000 €: la banca può finanziare fino al 100% del prezzo, e con ISEE fino a 40.000 € e un mutuo oltre l'80% del prezzo, oneri accessori compresi, la garanzia sale all'80% (art. 64, comma 3, D.L. 73/2021); per le persone con disabilità grave e i familiari ammessi basta l'ISEE (D.L. 66/2026, art. 4-bis). Il mutuo però non sale: senza anticipo compri una casa che costa quanto il mutuo.
ASL, sanità privata o partita IVA: cosa cambia?
Cambia come la banca legge il reddito: a tempo indeterminato, nel pubblico o nel privato, vale la tabella; a termine, in cooperativa, in agenzia o a partita IVA le regole sono più strette.
Infermiere di un'ASL o di un ospedale pubblico
Sei un dipendente pubblico: il decreto legislativo 165/2001 mette fra le pubbliche amministrazioni «le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale». Per la banca, però, conta il contratto. Da neoassunto fai una prova di 4 mesi di servizio effettivo (articolo 25 del contratto), che salti se in un'azienda o un ente del Servizio sanitario nazionale, nello stesso profilo, hai già superato la prova o hai lavorato a termine con almeno un contratto di dodici mesi di fila; di solito serve almeno il periodo di prova superato, e alcune banche chiedono un'anzianità minima, da 6 mesi fino a 3 anni.
A tempo determinato è più difficile. Il contratto ammette incarichi a termine fino a trentasei mesi, più una deroga di dodici al massimo per il personale sanitario. Molte banche non contano da solo un reddito a termine; altre sì, se hai lavorato con continuità per gran parte degli ultimi 2 o 3 anni e/o con un cointestatario o un garante con reddito stabile, a volte contandolo solo in parte. I dettagli sono nella guida al mutuo con contratto a tempo determinato.
Clinica privata, RSA, cooperativa o agenzia
Se ti ha assunto a tempo indeterminato una clinica o una RSA privata, il conto è lo stesso: per la banca conta il contratto, chiunque lo firmi. Il mutuo INPS di norma no: l'iscrizione d'obbligo alla Gestione unitaria riguarda chi versa i contributi alla Gestione dipendenti pubblici, e quella facoltativa, aperta senza scadenze dal 12 gennaio 2025, secondo la circolare INPS 49/2025 vale per chi lavora in una pubblica amministrazione o ne è in pensione, non per chi dipende da un datore privato.
In cooperativa la legge 142/2001 dà al socio lavoratore, oltre al rapporto associativo, un rapporto di lavoro «in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma» (articolo 1, comma 3): controlla quale hai firmato. Nelle politiche di credito che vediamo il reddito dei soci di cooperativa, e quello di chi lavora in somministrazione tramite un'agenzia, spesso conta solo in parte o solo accanto a un altro reddito stabile.
Libero professionista o collaboratore
Con la partita IVA versi i contributi all'ENPAPI, la cassa degli infermieri, e la banca ti valuta come un autonomo: di solito vuole alcuni anni di attività, spesso tre, e legge il reddito dalle ultime dichiarazioni. Finché non le hai, il tuo reddito da solo di solito non basta: valuta un cointestatario a reddito stabile. Come pesa il regime forfettario lo spiega la guida sul mutuo con partita IVA forfettaria.
Anche chi lavora con contratti di collaborazione è iscritto all'ENPAPI: dal 2012 l'ente ha una gestione separata per «gli infermieri che svolgono l'attività libero professionale mediante contratti di collaborazione», come scrive la carta dei servizi dell'ENPAPI. Per la banca le collaborazioni contano spesso solo in parte o solo accanto a un reddito stabile.
Esiste un mutuo agevolato per infermieri?
Un mutuo pubblico riservato agli infermieri no. Chi lavora nel pubblico può chiedere il mutuo dell'INPS; l'ENPAPI ha un contributo per la prima casa scritto nel regolamento ma assente dal bando 2026. Se l'azienda, l'ordine, il sindacato o la cassa ti segnala un «mutuo convenzionato», è un accordo commerciale con una banca: vale per quello che c'è scritto nei suoi documenti e si confronta sul TAEG con altre offerte. L'ENPAPI, per esempio, ha un accordo con una banca che comprende un mutuo per i suoi iscritti fino all'80% del valore (condizioni valide fino al 31 dicembre 2026).
Il mutuo INPS per chi lavora nel pubblico
Lo concede la Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali. Secondo l'INPS, i dipendenti iscritti alla Gestione dipendenti pubblici «sono iscritti obbligatoriamente anche alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali». Il regolamento in vigore dal 1° aprile 2026 chiede un anno di iscrizione, che può comprendere il tempo determinato, e il contratto a tempo indeterminato alla domanda: da precario non puoi chiederlo, ma con almeno un anno a termine alle spalle puoi fare domanda appena firmi l'indeterminato, se hai gli altri requisiti.
Il mutuo arriva a 300.000 € per la prima casa, con età più durata entro 80 anni. Il limite vero è la rata: per l'articolo 2 del regolamento l'importo annuale delle rate non deve superare la metà del reddito netto del nucleo familiare, tolti gli altri debiti dell'anno («non ecceda la metà del reddito netto del nucleo familiare»). E quel reddito è il netto dell'ultima dichiarazione fiscale: dentro ci sono tredicesima, turni, notti e festivi, mentre in banca turni, notti e festivi possono contare solo in parte o restare fuori.
Il tasso lo fissa l'INPS: secondo la scheda del servizio (aggiornata il 30 settembre 2026), per le domande dal 1° aprile 2025 il fisso a 25 anni, con un mutuo fra il 50 e l'80% del valore, è al 2,21%. Con la stessa rata di 594 € ripaghi circa 136.818 €, contro 114.804 € al tasso bancario stimato. L'INPS presta anche oltre l'80%, fino al valore di perizia e senza superare il prezzo (articolo 5): a 25 anni il fisso sale al 2,26%.
Nel 2026 le domande hanno superato il 90% dei fondi già in primavera: dall'8 aprile quelle nuove entrano in graduatorie nazionali mensili, prima chi ha l'ISEE più basso. Si presentano online dal 15 gennaio al 30 novembre. Il resto è nella guida al mutuo INPS ex INPDAP.
Il contributo ENPAPI per la prima casa
Il regolamento di assistenza dell'ENPAPI prevede un contributo a fondo perduto, in percentuale sulla spesa, per gli iscritti che accendono mutui «finalizzati esclusivamente all'acquisto o alla ristrutturazione della prima casa». Ma lo attivano i bandi annuali, e il bando 2026, deliberato il 23 dicembre 2025, elenca undici interventi senza questo contributo, e non c'era nemmeno nei bandi 2024 e 2025: oggi non si può chiedere.
Cosa cambia la cifra
La cifra sale con turni contati e un secondo reddito, scende con il part-time, altre rate o una durata più corta.
- Turni e notti, se la banca li conta. Con 150 € netti al mese fra turni, notti e festivi (ipotesi) contati per intero, il mutuo in 25 anni sale da 114.804 a circa 124.371 €; contati in parte, si resta in mezzo.
- Il part-time. All'80% lo stipendio scende più o meno in proporzione: con 1.440 € netti (ipotesi) il mutuo in 25 anni è di circa 91.843 €.
- Un altro finanziamento. La rata di un'auto da 250 € (ipotesi), o di una cessione del quinto, si toglie da quella del mutuo: restano 344 € e il mutuo scende a circa 66.486 €. Molte banche però ignorano i prestiti che finiscono entro pochi mesi.
- Un cointestatario. Con un secondo reddito stabile da 1.500 € netti la rata sale a 1.089 € e il mutuo a circa 210.474 €.
- Durata ed età. Con la stessa rata, 20 anni danno 99.054 € e 30 anni 128.734 €, ma l'età all'ultima rata, con un limite che fissa ogni banca, può accorciare la durata.
- Fisso o variabile. Al variabile di oggi la stessa rata ripaga circa 123.493 € in 25 anni, ma segue l'Euribor, e alcune banche fanno il conto con un margine di prudenza sul tasso.
Alcuni casi particolari
- Hai appena vinto un concorso. In banca vale la prova superata; per l'INPS conta l'anno di iscrizione, anche maturato da precario. Quanti mesi aspettare con le banche lo spiega la guida su mutuo e assunzione recente.
- Una coppia di infermieri. In banca i redditi si sommano. Il mutuo INPS si cointesta solo fra coniugi, uniti civilmente o conviventi con contratto di convivenza registrato, tutti e due iscritti e con i requisiti, e il tetto di 300.000 € resta uno per la coppia (articolo 4 del regolamento).
- Il partner lavora nel privato. Il mutuo INPS lo firma solo chi è iscritto, ma la casa può essere di tutti e due se almeno metà è tua e l'altro è coniuge, unito civilmente o convivente con contratto di convivenza registrato: nell'atto di mutuo interviene come terzo datore d'ipoteca (articolo 4). Per il limite della metà del reddito conta il netto di tutto il nucleo familiare, compreso il suo (articoli 2 e 6).
- Pensi a una mobilità. Con il mutuo INPS la residenza va presa nella casa entro 12 mesi dal rogito e tenuta almeno 5 anni, salvo trasferimento d'ufficio, e per 5 anni la casa non si affitta né si presta in comodato, a meno di estinguere prima il mutuo; se non rispetti questi obblighi l'INPS può risolvere il contratto (articolo 14). Prima di chiedere la mobilità, senti la sede INPS.
- Sei un infermiere straniero. Oltre al contratto, molte banche chiedono la residenza in Italia da alcuni anni, spesso 3, a volte 5, e alcune guardano la durata del permesso di soggiorno.
- Lavori in Svizzera da frontaliero. Il reddito estero spesso conta solo in parte e la banca finanzia una quota più bassa del valore; per alcuni profili solo la prima casa a tasso fisso. Il mutuo INPS non c'è, perché non versi i contributi alla Gestione dipendenti pubblici.
- Passi da una clinica privata a un'ASL. Per il mutuo INPS l'anno di iscrizione parte da quando entri nel pubblico, anche a termine. In banca, dopo un cambio di lavoro senza interruzioni, alcune banche guardano le ultime buste paga e il nuovo contratto, di solito a prova superata.
La simulazione gratuita di GoMutuo dura circa 6 minuti: parte dal tuo reddito netto e ti dice quanto puoi chiedere, se il mutuo che hai in mente è fattibile e con che rata. Inserisci il netto fisso, senza le notti e gli straordinari che non tornano ogni mese: così la cifra non dipende da voci che la banca potrebbe non contare.




