Ritardo di pochi giorni: cosa succede subito
Pagare la rata del mutuo con pochi giorni di ritardo (da 1 a 15) è una situazione comune che, sebbene spiacevole, non ha conseguenze gravi sul tuo profilo creditizio. In questa fase iniziale, l'unico effetto reale è l'addebito degli interessi di mora.
Il ritardo non diventa visibile alle altre banche in CRIF e negli altri sistemi di informazioni creditizie. Il sistema bancario concede una finestra di tolleranza tecnica, legata anche ai tempi di elaborazione dei bonifici o dei flussi SDD (ex RID). Conviene comunque regolarizzare subito: più il ritardo si allunga, più si avvicinano i solleciti e il preavviso di segnalazione.
Tabella: cosa succede con il passare dei giorni
La gravità del ritardo aumenta con il tempo. Per le segnalazioni le soglie sono quelle del codice di condotta dei SIC (sistemi di informazioni creditizie):
| Giorni di ritardo | Conseguenza | Segnalazione SIC (CRIF) |
|---|---|---|
| 1 - 15 giorni | Solo interessi di mora | Nessuna |
| 16 - 30 giorni | Possibili solleciti (tempi e modi li decide la banca) | Nessuna |
| Oltre 30 giorni | Solleciti e preavviso prima di ogni segnalazione | Non prima di 15 giorni dalla spedizione del preavviso |
| Due rate mensili consecutive non pagate (o 60 giorni dall'aggiornamento mensile dei dati) | Il primo ritardo diventa visibile alle altre banche | Negli archivi che registrano anche i pagamenti regolari |
| Quattro rate mensili o 120 giorni | Il primo ritardo diventa visibile alle altre banche | Anche negli archivi solo negativi |
Le soglie della tabella riguardano il primo ritardo su un contratto e vengono dall'Allegato 2 del codice di condotta dei sistemi di informazioni creditizie: due rate mensili consecutive non pagate, o 60 giorni dall'aggiornamento mensile dei dati, negli archivi che registrano anche i pagamenti regolari; quattro rate o 120 giorni in quelli solo negativi.
Come si calcolano gli interessi di mora 2026
Gli interessi di mora sono una penale per il ritardo nel pagamento. Per l'esempio ipotizziamo un mutuo a tasso fisso con TAN del 3,20% e un tasso di mora pari al TAN più 3 punti: la maggiorazione vera la fissa il contratto, ed è lì che va letta.
Formula: Mora = (Importo Rata) × (TAN + Spread Mora) × (Giorni di Ritardo / 365)
Esempio pratico su una rata di 800 € (ipotesi: TAN 3,20% + mora 3% = 6,20%):
- 5 giorni: 800 × 0,062 × 5 / 365 = 0,68 €
- 15 giorni: 800 × 0,062 × 15 / 365 = 2,04 €
- 30 giorni: 800 × 0,062 × 30 / 365 = 4,08 €
Come vedi, l'impatto economico di pochi giorni è minimo. Il vero rischio non è il costo della mora, ma la perdita di affidabilità creditizia se il ritardo si protrae. Se la rata è diventata troppo pesante, valuta una rinegoziazione o una surroga.
CRIF e SIC: le regole di segnalazione
Il CRIF è un archivio privato (SIC) dove le banche condividono i dati sui pagamenti. L'impianto poggia sull'art. 125 del TUB, che stabilisce il contenuto minimo di queste banche dati: «informazioni sugli arretrati del consumatore nel rimborso del credito, sul tipo di credito e sull'identità del finanziatore». La segnalazione di un ritardo, però, non è istantanea:
- Preavviso: quando sei in ritardo la banca deve mandarti un preavviso della registrazione imminente, e i dati sul primo ritardo possono essere resi visibili alle altre banche solo dopo almeno 15 giorni dalla spedizione (art. 5, comma 6, del codice di condotta).
- Permanenza dei dati: Una volta sanato il ritardo di 1-2 rate, la segnalazione resta visibile per 12 mesi dalla regolarizzazione. Se i ritardi sono superiori a 2 rate, la visibilità sale a 24 mesi.
La Centrale dei Rischi della Banca d'Italia è un archivio diverso: registra i finanziamenti da 30.000 € in su e, se la banca ti classifica in sofferenza, anche quelli più piccoli. La sofferenza non scatta per un singolo ritardo: è, dice la guida della Banca d'Italia sul mutuo, «il risultato della valutazione della situazione finanziaria complessiva del cliente».
I sette ritardi dell'art. 40 TUB
L'art. 40, comma 2, del Testo Unico Bancario dice quando i ritardi permettono alla banca di risolvere un mutuo fondiario: «La banca può invocare come causa di risoluzione del contratto il ritardato pagamento quando lo stesso si sia verificato almeno sette volte, anche non consecutive. A tal fine costituisce ritardato pagamento quello effettuato tra il trentesimo e il centoottantesimo giorno dalla scadenza della rata». Risolto il contratto, la banca può chiedere subito l'intero capitale residuo.
La regola ha due confini. Vale solo per il mutuo fondiario (che cosa lo distingue da un ipotecario ordinario), e copre solo i pagamenti arrivati entro il 180° giorno: la guida della Banca d'Italia sul mutuo ipotecario avverte che la banca può sciogliere il contratto anche per il «mancato pagamento anche di una sola rata» o per un ritardo di oltre 180 giorni. Nei mutui non fondiari si parte dalla regola generale dell'art. 1819 del codice civile: se il mutuatario non paga «anche di una sola rata», chi ha prestato può chiedere, secondo le circostanze, l'immediata restituzione dell'intero, oltre a quanto prevede il contratto.
Se paghi sempre con 5 giorni di ritardo, non stai accumulando «ritardati pagamenti» ai fini dell'art. 40 TUB, perché il ritardo è inferiore ai 30 giorni. Tuttavia, è una pratica sconsigliata che può precludere future operazioni come la surroga.
In caso di difficoltà persistente, prima che i ritardi si accumulino, è vitale attivare strumenti come la sospensione Fondo Gasparrini o verificare se il contratto prevede una clausola di tolleranza (hardship clause). Per scenari più critici, consulta la guida su cosa succede se non si paga il mutuo.
Hai altri dubbi sui ritardi di pagamento? Consulta le risposte rapide qui sopra o contatta un esperto per analizzare la tua situazione specifica.
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