Se il mutuo è cointestato, dopo la separazione entrambi restano obbligati verso la banca per l'intero importo. È la solidarietà passiva dell'art. 1292 del codice civile: l'istituto non è parte dell'accordo di separazione e può chiedere la rata piena a uno qualsiasi dei due, anche a chi per accordo interno non doveva pagare. L'assegnazione della casa familiare (art. 337-sexies c.c.) tutela il diritto di abitare, non modifica l'obbligo di pagare. Per uscire dal vincolo servono atti formali accettati dalla banca: accollo liberatorio, sostituzione del mutuo, vendita, subentro di un terzo.
Questa guida risponde alla domanda dal lato del rapporto con la banca. Il percorso operativo per uscire dalla cointestazione è approfondito in mutuo cointestato in separazione: cosa fare, mentre gli aspetti fiscali e di regime patrimoniale sono in prima casa e separazione dei beni.
Perché l'accordo di separazione non vincola la banca
Nel mutuo cointestato l'obbligazione è solidale: significa che il creditore può pretendere l'intera prestazione da ciascun debitore, salvo poi il regolamento interno tra loro. La banca ha stipulato con due persone e non ha alcun obbligo di adeguarsi a un accordo successivo raggiunto davanti a un giudice o a un avvocato, a cui non ha partecipato.
Da qui la distinzione che genera più equivoci:
- Piano interno tra ex coniugi: l'accordo stabilisce chi deve pagare e crea un diritto di rivalsa verso chi non rispetta l'impegno.
- Piano esterno verso la banca: nulla cambia. Restate entrambi debitori al 100% fino a un atto formale accettato dall'istituto.
Sul fronte degli obblighi di comunicazione verso l'istituto, il tema è trattato in devo avvisare la banca se divorzio.
Assegnazione della casa familiare: abitare non significa pagare
L'art. 337-sexies del codice civile consente al giudice di assegnare il godimento della casa familiare tenendo conto prioritariamente dell'interesse dei figli. È un provvedimento che incide sul diritto di abitazione, non sulla titolarità del debito né sulla proprietà.
Le combinazioni possibili sono quindi tre, e vanno tenute distinte: chi abita l'immobile, chi per accordo deve pagare la rata, chi risulta obbligato verso la banca. Nella pratica capita che siano tre risposte diverse, ed è proprio questo disallineamento a generare il contenzioso.
Le quattro strade reali per cambiare la situazione
- Accollo liberatorio (art. 1273 c.c.). Un solo ex coniuge si assume l'intero debito e l'altro viene liberato, ma solo se la banca dichiara espressamente di liberarlo. Senza quella dichiarazione l'accollo è semplicemente cumulativo e la liberazione non c'è. La banca valuta se un reddito singolo sostiene l'intera rata: il criterio è quello del rapporto rata/reddito.
- Sostituzione del mutuo. Si chiude il vecchio contratto e se ne apre uno nuovo con un solo intestatario, eventualmente con un garante. Attenzione: la surroga prevista dall'art. 120-quater del TUB sposta il contratto a un'altra banca ma non cambia gli intestatari.
- Vendita dell'immobile. Il ricavato estingue il debito residuo e chiude la posizione per entrambi. Come si gestisce l'operazione con l'ipoteca in essere è spiegato in vendere casa con mutuo in corso.
- Subentro di un terzo. Un nuovo acquirente o un familiare si accolla il mutuo esistente, sempre subordinatamente alla valutazione del merito creditizio da parte della banca.
Nessuna di queste soluzioni è automatica e nessuna ha tempi fissati per legge: dipendono dalla policy dell'istituto e dalla documentazione presentata.
Cosa succede se nessuno paga
Il mancato pagamento produce effetti su entrambi, non solo su chi ha smesso di versare: si accumulano interessi di mora, la posizione viene segnalata nei sistemi di informazione creditizia e, oltre una certa soglia di insoluti, la banca può dichiarare la decadenza dal beneficio della rateizzazione e agire sull'immobile ipotecato.
Se la difficoltà è temporanea, prima di arrivare al contenzioso esistono strumenti come la rinegoziazione o la sospensione delle rate: il funzionamento del fondo pubblico è descritto in Fondo Gasparrini. Il caso in cui il cointestatario non collabora alla richiesta è trattato in sospensione con ex coniuge che non firma.
Mutuo intestato a un solo coniuge
Se il mutuo è in capo a uno solo, verso la banca è obbligato solo lui, anche se la casa è in comunione e anche se il giudice l'ha assegnata all'altro. L'accordo di separazione può prevedere che l'altro contribuisca, ma resta un obbligo interno: la banca continuerà a rivolgersi all'unico intestatario.
Il regime patrimoniale incide invece su proprietà e detrazioni fiscali degli interessi, non sul rapporto di debito. È la ragione per cui vale la pena mettere per iscritto in modo esplicito chi paga cosa, prima di depositare l'accordo.
Checklist prima di firmare l'accordo di separazione
- Chiedi alla banca il conteggio del debito residuo e verifica quale rata sarebbe sostenibile con un solo reddito.
- Sonda in anticipo la disponibilità dell'istituto all'accollo liberatorio: senza il suo consenso la clausola nell'accordo non produce l'effetto liberatorio.
- Metti nero su bianco chi paga la rata, in che misura e con quale meccanismo di rivalsa in caso di inadempimento.
- Valuta l'alternativa della sostituzione del mutuo: fai due conti sulla rata sostenibile con una simulazione su GoMutuo prima di decidere.
Domande frequenti
Le risposte sintetiche ai dubbi più frequenti su solidarietà, assegnazione della casa e accollo sono raccolte nella sezione FAQ di questa pagina.
Informazioni di carattere generale aggiornate al 31 agosto 2026, basate sul codice civile, sul Testo unico bancario e sulla prassi bancaria pubblica. Per la propria situazione specifica è necessario il supporto di un legale e il confronto diretto con la banca mutuante.



