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La polizza CPI è un'assicurazione collegata al mutuo che paga le rate, o il debito residuo, se ti capita uno degli eventi previsti dal contratto. Di solito copre morte, invalidità permanente, inabilità temporanea per malattia o infortunio e perdita del lavoro, anche tutte insieme. CPI sta per Credit Protection Insurance, assicurazione a protezione del credito.
La legge non obbliga a firmarla. La banca però può chiederla come condizione del mutuo o di un tasso migliore, e allora contano tre cose: puoi portare una polizza equivalente trovata da te, il premio entra nel TAEG e, se la firmi in banca, hai sessanta giorni per ripensarci. Quando la CPI diventa una condizione, e cosa può pretendere la banca, lo spiega anche la guida su CPI facoltativa o obbligatoria.
Cosa copre la polizza CPI?
Copre gli eventi che ti impedirebbero di pagare il mutuo, e per ognuno paga in modo diverso: per la morte di solito chiude il debito, per la perdita del lavoro paga un certo numero di rate. Quali eventi ci sono, e per quanto, lo dice il contratto: molte CPI sono pacchetti di più coperture, che la guida IVASS sulle polizze connesse a mutui e finanziamenti chiama «multirischi».
| Copertura | Quando paga | Cosa paga, di solito |
|---|---|---|
| Morte | Decesso dell'assicurato durante il mutuo | Il debito residuo, o la parte assicurata |
| Invalidità permanente | Invalidità sopra la soglia del contratto, per infortunio o malattia | Il debito residuo, in tutto o in parte |
| Inabilità temporanea | Malattia o infortunio che impedisce di lavorare per un periodo | Le rate del periodo in cui non lavori, entro i limiti del contratto |
| Perdita del lavoro | Licenziamento di chi ha un contratto a tempo indeterminato | Un numero limitato di rate, o il debito se il contratto lo prevede |
Sulla perdita del lavoro la guida IVASS è netta: la copertura «di solito non copre le persone che hanno un contratto a termine o i lavoratori autonomi, ma soltanto chi dispone di un contratto a tempo indeterminato». Se sei autonomo o a tempo determinato, quella parte del premio rischia di non servirti. Per l'invalidità la stessa guida porta come esempio una soglia «superiore al 60%»: sotto la soglia del contratto non paga.
Prima di decidere se ti serve una protezione così, conviene sapere che rata dovrai reggere: una simulazione gratuita su GoMutuo ti dice in 6 minuti quanto puoi chiedere e con che rata.
CPI, PPI e polizza vita: che differenza c'è?
CPI e PPI indicano lo stesso tipo di prodotto: un'assicurazione che protegge il pagamento di un finanziamento. L'IVASS, nelle sue guide, usa la sigla PPI (Payment Protection Insurance) per tutte le polizze connesse a mutui e finanziamenti, compresa la incendio e scoppio sulla casa; CPI, Credit Protection Insurance, è un altro nome dello stesso tipo di copertura. Il nome non cambia le regole: contano le coperture scritte nel contratto.
La polizza vita sul mutuo, una temporanea caso morte, copre solo il decesso e di solito paga tutto il debito residuo. La CPI può comprendere anche invalidità, inabilità e perdita del lavoro, ma per questi eventi spesso paga solo alcune rate. Quando conviene la sola copertura vita lo spiega la guida alla polizza vita sul mutuo.
Franchigia, carenza ed esclusioni: quando la CPI non paga
La franchigia e lo scoperto sono la parte del danno che resta a tuo carico; la carenza è il periodo dopo la firma in cui la copertura non è ancora attiva. La guida IVASS chiede di verificare se c'è «un periodo di carenza, che posticipa l'attivazione della copertura rispetto a quando hai firmato il contratto», e avverte che le polizze possono prevedere «il rimborso solo di un determinato numero di rate (per esempio, 10 rate del mutuo)», e solo di quelle che scadono dopo l'evento. Le durate non le fissa la legge: stanno nel DIP aggiuntivo e nelle condizioni, e a parità di prezzo una franchigia più corta vale di più.
Poi ci sono le esclusioni. Per la perdita del lavoro l'indennizzo non c'è con il licenziamento per giusta causa o per motivi disciplinari, né con le dimissioni; per la vita sono tipiche il suicidio, di solito nei primi due anni, l'abuso di alcol o stupefacenti e gli sport estremi non dichiarati. Le dichiarazioni sulla salute vanno date complete e vere: se la polizza è stata venduta a chi non era assicurabile, l'impresa deve restituire premi e spese. L'elenco completo è nella guida su cosa non copre la polizza CPI.
Quanto costa una polizza CPI, e dove leggi i costi?
Non c'è un prezzo unico: il premio dipende da età, importo e durata del mutuo e dalle coperture scelte. Il dato vero è nei tuoi documenti: per l'art. 39, comma 7, del regolamento IVASS n. 41/2018 la polizza o il modulo di adesione devono indicare quanto paghi, con l'evidenza dell'importo che va all'intermediario. Quella quota può essere grande: nel 2015 IVASS e Banca d'Italia scrivevano che una parte del premio «anche superiore al 50%» andava alle banche per la distribuzione.
Le CPI proposte in banca sono di solito polizze collettive: la banca è il contraente e tu aderisci con un modulo, pagando il premio «ma senza la possibilità di fare modifiche», scrive l'IVASS. Il premio è spesso unico e viene aggiunto al mutuo, e lì c'è un costo che si vede poco: lo paghi a rate, con gli interessi.
Esempio. Ipotizziamo un premio unico di 4.000 € aggiunto a un mutuo di 150.000 € a 25 anni, al tasso fisso di oggi del 3,66%.
La rata sale di circa 20 € al mese e in 25 anni il premio costa 2.111 € di interessi in più, oltre ai 4.000 € della polizza. Tasso fisso: IRS a 25 anni al 3,36% (ICE Swap Rate, 25 ottobre 2026) più lo spread medio dello 0,30%, una stima GoMutuo.
Per questo la guida della Banca d'Italia sul mutuo avverte che la polizza proposta dalla banca «potrebbe essere più costosa di altre offerte sul mercato». Se puoi, confronta almeno un preventivo esterno e valuta di pagare il premio subito invece di farlo finanziare. Le voci che fanno il prezzo sono nella guida su quanto costa la polizza CPI.
Quando la polizza CPI entra nel TAEG?
Entra nel TAEG quando è un requisito per avere il mutuo, o per averlo alle condizioni offerte. Lo stabilisce l'art. 120-quinquies, comma 2, del TUB: nel costo totale del credito «sono inclusi anche i costi relativi a servizi accessori connessi con il contratto di credito, compresi i premi assicurativi, se la conclusione di un contratto avente ad oggetto tali servizi è un requisito per ottenere il credito, o per ottenerlo alle condizioni offerte».
La seconda parte della frase conta quanto la prima. Se la banca presenta la CPI come facoltativa ma senza polizza lo spread sale, la polizza serve a ottenere quelle condizioni e il premio va nel TAEG. Resta fuori solo la polizza davvero facoltativa, quella a cui rinunci senza che cambino né la delibera né il tasso. Come si legge l'indicatore lo spiega la guida su TAN e TAEG del mutuo.
Il controllo si fa sul PIES, il prospetto europeo che ricevi prima di firmare: nella sezione «Obblighi supplementari» la banca elenca le polizze che chiede, per quanto tempo, se puoi comprarle da chi vuoi e quali costi restano fuori dal TAEG (modello della direttiva 2014/17/UE, allegato II). Può restare fuori, per esempio, il premio di una polizza che porti tu, incendio e scoppio compresa, se la banca non ha modo di conoscerlo: il TAEG comprende solo i costi di cui il finanziatore «è a conoscenza», e le disposizioni di trasparenza della Banca d'Italia permettono di escludere i costi dei servizi accessori, indicandoli a parte, «nel solo caso in cui non sia in alcun modo possibile quantificarli». Quando confronti le offerte, quel premio va sommato a mano.
Se il conto non torna, chiedi alla banca per iscritto due offerte, con la polizza e senza. Se lo spread cambia ma il TAEG con la polizza non comprende il premio, la strada è il reclamo alla banca e poi, se serve, il ricorso all'Arbitro Bancario Finanziario.
Polizza CPI: obbligatoria o facoltativa?
Nessuna legge obbliga a sottoscrivere una CPI. La banca però può chiedere una copertura come condizione per il mutuo o per un tasso migliore: lo fa di solito con la polizza incendio e scoppio sulla casa, che per la guida IVASS è «tipicamente richiesta dalla banca a garanzia dell'immobile», e nei mutui oltre l'80% del valore alcune banche mettono fra le condizioni anche una polizza.
Anche quando la chiede, la banca può pretendere la copertura, non la sua polizza. Per l'art. 21, comma 3-bis, del Codice del consumo è una pratica commerciale scorretta quella della banca che, per il mutuo, «obbliga il cliente alla sottoscrizione di una polizza assicurativa erogata dalla medesima banca, istituto o intermediario». E hai il diritto di sapere, scrive l'IVASS, «se e per quali ragioni la banca considera una certa garanzia assicurativa come necessaria».
I tuoi diritti: l'art. 28 del D.L. 1/2012
L'art. 28 del D.L. 1/2012 è la norma che ti lascia libero di scegliere. Nel testo in vigore dal 10 gennaio 2026 dice tre cose:
- Se la banca condiziona il mutuo a una polizza, è tenuta ad accettare, «senza variare le condizioni offerte per l'erogazione del mutuo immobiliare o del credito al consumo, la polizza che il cliente presenterà o reperirà sul mercato», purché offra un livello di garanzia equivalente a quella proposta dalla banca. Non può alzare tasso o spread perché hai scelto un'altra compagnia.
- Il comma 2-bis ti dà sessanta giorni per recedere dalla polizza proposta dalla banca e firmata insieme al mutuo, e precisa che «in caso di recesso dalla polizza resta valido ed efficace il contratto di finanziamento».
- Il comma 3-bis obbliga la banca a informarti «della provvigione percepita e dell'ammontare della provvigione pagata dalla compagnia assicurativa all'intermediario, in termini sia assoluti che percentuali sull'ammontare complessivo».
L'obbligo di consegnare due preventivi di compagnie diverse, che molte guide attribuiscono ancora all'art. 28, nel testo di oggi non c'è. Dalle polizze vita individuali si può anche recedere entro trenta giorni da quando ricevi la comunicazione che il contratto è concluso (art. 177 del Codice delle assicurazioni private).
Recesso, estinzione e rimborso del premio
- Nei primi sessanta giorni: recedi con una comunicazione scritta, PEC o raccomandata, e il mutuo resta in piedi. Se la polizza era una condizione, ne presenti una equivalente. Tempi e passaggi sono nella guida su come disdire la CPI dopo la firma.
- Con il mutuo in corso: una CPI a premio unico resta legata al mutuo per la sua durata; eventuali disdette annuali dipendono dal contratto.
- Con l'estinzione anticipata, anche parziale, o la surroga: l'impresa restituisce la parte di premio unico relativa al periodo che resta. L'art. 22, comma 15-quater, del D.L. 179/2012 dice che le imprese «restituiscono al debitore/assicurato la parte di premio pagato relativo al periodo residuo rispetto alla scadenza originaria». In alternativa puoi chiedere che la copertura prosegua fino alla scadenza a favore del nuovo beneficiario.
L'impresa può trattenere solo le spese amministrative effettivamente sostenute e indicate nella proposta, nella polizza o nel modulo di adesione. Come si calcola la parte da restituire, con un esempio e la lettera da mandare, lo trovi nella guida al rimborso dell'assicurazione del mutuo estinto.
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