Delegazione di pagamento mutuo (Art. 1269 c.c.): guida completa 2026

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In breve

La delegazione di pagamento (Art. 1269 c.c.) è l'incarico dato dal debitore a un terzo — tipicamente un genitore — di pagare le rate del mutuo alla banca. Il terzo paga ma NON subentra nel debito: il figlio intestatario resta l'unico obbligato. La banca non può rifiutare (art. 1180 c.c.) salvo espressa opposizione del debitore. Il genitore che paga senza essere intestatario non può detrarre il 19%.

Genitori e figli che discutono dell'acquisto di una casa con documenti e chiavi sul tavolo — delegazione di pagamento mutuo
Indice della guida · 7 sezioni

La delegazione di pagamento (art. 1269 c.c.) è l'istituto giuridico più utilizzato in Italia quando un genitore paga le rate del mutuo intestato al figlio. Nel 2026, con il costo medio del denaro ancora sostenuto e i redditi giovanili sotto pressione, il supporto familiare è diventato la norma: capire le conseguenze giuridiche e fiscali di questi pagamenti è essenziale per evitare errori costosi.

Definizione legale: cos'è l'Art. 1269 c.c.

L'art. 1269 del Codice Civile disciplina la delegazione di pagamento: il debitore (delegante) incarica un terzo (delegato) di eseguire un pagamento al creditore (delegatario). Nel nostro caso: il figlio intestatario del mutuo delega il genitore a pagare la rata mensile alla banca.

La caratteristica fondamentale è che il delegato non assume alcuna obbligazione verso il creditore: si limita a eseguire materialmente il pagamento. Il rapporto obbligatorio rimane intatto tra debitore originario e banca.

Delegatio solvendi vs delegatio promittendi

La dottrina e la Cassazione (in particolare Cass. n. 7945/2020) distinguono due forme di delegazione con conseguenze pratiche opposte:

TipoNormaIl terzo si obbliga?Banca può agire sul terzo?
Delegatio solvendiArt. 1269 c.c.No (paga solo)No — azione diretta esclusa
Delegatio promittendiArt. 1268 c.c.Sì (si obbliga)Sì — azione diretta ammessa

Fonte: Cass. n. 7945/2020. Nel caso genitori-rate-mutuo vale sempre la delegatio solvendi (art. 1269): la banca non può escutere il genitore.

Differenza con accollo ed espromissione

Nella delegazione di pagamento (art. 1269 c.c.) il figlio intestatario del mutuo rimane l'unico obbligato verso la banca: il genitore paga ma non subentra nel debito. La banca non può pretendere il pagamento dal genitore né segnalarlo in Centrale Rischi in caso di mancato pagamento.

Nell'accollo (art. 1273 c.c.) il terzo assume il debito del figlio. L'accollo diventa liberatorio — il figlio esce dall'obbligazione — solo se la banca dichiara espressamente di liberarlo, oppure se aderisce a un accordo che pone la liberazione come condizione espressa (art. 1273 c.c.). Nella pratica le banche non lo concedono senza un'istruttoria completa sul subentrante (reddito, età, garanzie). Se la banca aderisce senza liberare il figlio, l'accollo è cumulativo: entrambi rispondono del debito.

Nell'espromissione (art. 1272 c.c.), infine, è il terzo che spontaneamente si obbliga verso il creditore senza incarico del debitore. Anche qui la liberazione del debitore originario richiede dichiarazione espressa della banca.

Il caso pratico: genitori che pagano il mutuo ai figli

Il flusso operativo tipico è semplice: il figlio è intestatario dell'atto di compravendita e del contratto di mutuo; il genitore versa mensilmente sul conto corrente del figlio (o direttamente sul conto di addebito RID) l'importo della rata. Non serve alcuna scrittura registrata né comunicazione formale alla banca.

Il mutuo resta intestato al figlio, quindi la banca valuta il suo reddito: quale rata regge lo vedi in 6 minuti con la simulazione gratuita di GoMutuo.

Cosa non fare: intestare il mutuo al genitore per "aiutare" il figlio a ottenerlo, quando poi la casa viene intestata al figlio. In quel caso il genitore è debitore vero (con tutti i rischi di Centrale Rischi) e non può detrarre gli interessi perché non è proprietario dell'immobile: valuta piuttosto un mutuo con genitore garante o cointestatario. La delegazione di pagamento resta comunque la soluzione tecnicamente più semplice.

Chi detrae gli interessi passivi?

Le istruzioni Agenzia delle Entrate al modello 730/2026 (rigo E7) sono nette: la detrazione del 19% sugli interessi passivi (max 4.000 €/anno di interessi, quindi max 760 € di sconto d'imposta) spetta a chi è «acquirente e intestatario del contratto di mutuo» per la propria abitazione principale.

Ne consegue: il figlio intestatario del mutuo che destina l'immobile ad abitazione principale detrae il 19%, anche se le rate sono materialmente pagate dal genitore. Il genitore che paga senza essere intestatario del mutuo non detrae nulla. Attenzione: se il figlio è fiscalmente a carico e ha capienza IRPEF nulla, la detrazione va persa (non è trasferibile al genitore).

Donazione indiretta: la disciplina fiscale 2026

Il pagamento ricorrente delle rate da parte del genitore configura una liberalità indiretta ai sensi dell'art. 56-bis D.Lgs. 346/1990 (modificato con effetto dal 1° gennaio 2025). La Circolare AdE n. 3/E del 16 aprile 2025 ha chiarito che:

  • tali liberalità non devono essere dichiarate spontaneamente dal beneficiario;
  • la tassazione scatta solo se la donazione emerge in sede di accertamento tributario a seguito di dichiarazione dell'interessato;
  • tra genitori e figli in linea retta opera la franchigia di 1.000.000 € (per figlio);
  • oltre la franchigia: aliquota 4% in caso di registrazione volontaria; 8% in caso di emersione in accertamento d'ufficio.

Nota: fino al 2024 l'accertamento delle liberalità indirette richiedeva anche un incremento patrimoniale oltre 180.759,91 € (350 milioni di lire). Dal 2025 questa condizione non c'è più (circolare AdE n. 3/E del 2025, § 7). Per approfondire il coordinamento con il regime dell'imposta di successione, consulta la nostra guida su successione dell'immobile con mutuo.

Bonifici ricorrenti e antiriciclaggio (D.Lgs. 231/2007)

⚠️ Nessuna soglia automatica, ma la causale conta

L'art. 35 del D.Lgs. 231/2007 obbliga le banche a segnalare alla UIF (Banca d'Italia) le operazioni sospette di riciclaggio. Non esiste una soglia fissa che scatta automaticamente per i bonifici familiari ricorrenti: la norma dice che «il sospetto è desunto dalle caratteristiche, dall'entità, dalla natura delle operazioni, dal loro collegamento o frazionamento o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta», tenuto conto anche della capacità economica del cliente. È una valutazione contestuale dell'operatore, guidata dagli indicatori di anomalia che la stessa UIF pubblica e aggiorna.

Lo stesso vale per il bonifico una tantum con cui i genitori coprono l'anticipo: il tema è trattato in bonifico dei genitori per l'anticipo casa: va dichiarato?. Indicare come causale del bonifico mensile «pagamento rata mutuo [numero contratto] per conto di [nome figlio]» riduce sensibilmente il rischio di segnalazione, rende tracciabile la liberalità e costituisce documentazione utile in caso di successivo accertamento fiscale ex art. 56-bis D.Lgs. 346/1990.

Contenuto informativo, non sostituisce la consulenza di un commercialista o di un legale. Per situazioni patrimoniali complesse consulta un professionista abilitato.

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Le domande che ci fanno tutti

La banca può rifiutare che mio padre paghi il mio mutuo?

Di norma no. L'art. 1180 c.c. stabilisce che il creditore non può rifiutare l'adempimento di un terzo, salvo un'unica eccezione: se il debitore (il figlio intestatario del mutuo) ha espressamente manifestato la propria opposizione alla banca. Nella delegazione di pagamento tipica — in cui è il figlio stesso a incaricare il genitore — tale opposizione non esiste, quindi la banca è tenuta ad accettare il pagamento. Attenzione: il genitore che paga non acquisisce alcun diritto sull'immobile né diventa mutuatario.

Se mio padre paga le rate diventa comproprietario della casa?

No. La delegazione di pagamento è un semplice atto di adempimento: il genitore paga la rata ma non acquisisce alcun diritto reale sull'immobile né sul mutuo. La proprietà rimane esclusivamente in capo al figlio intestatario dell'atto di compravendita.

Il genitore che paga può detrarre il 19% degli interessi?

No. Le istruzioni AdE 730/2026 (rigo E7) richiedono di essere «acquirente e intestatario del contratto di mutuo». Il genitore che paga le rate senza essere intestatario del mutuo non può detrarre nulla, anche se comproprietario dell'immobile.

Il pagamento delle rate da parte del genitore è una donazione tassabile?

Configura una liberalità indiretta ex art. 56-bis D.Lgs. 346/1990. La Circolare AdE n. 3/E del 16 aprile 2025 chiarisce che tali liberalità non vanno dichiarate spontaneamente e il Fisco può accertarle solo se risultano da dichiarazioni dell'interessato in un procedimento di accertamento tributario. Tra genitori e figli in linea retta opera la franchigia di 1.000.000 €. Sull'eccedenza si paga l'8% se la liberalità è accertata, il 4% se la registri volontariamente.

Se il figlio smette di pagare, la banca può escutere il genitore che aveva pagato prima?

No. Nella delegatio solvendi (art. 1269 c.c.) il genitore non si obbliga verso la banca, che non può agire direttamente contro di lui (Cass. n. 7945/2020). Per questo la banca non ha motivo di segnalarlo in Centrale Rischi. Situazione diversa se c'è stato accollo (art. 1273 c.c.) o fideiussione: in quei casi il genitore risponde del debito.

Come tracciare correttamente il bonifico per evitare problemi antiriciclaggio?

Indicare come causale «pagamento rata mutuo [numero contratto] per conto di [nome figlio]». Non esiste una soglia automatica di segnalazione ex D.Lgs. 231/2007: la valutazione è discrezionale dell'operatore. Una causale chiara riduce il rischio di segnalazione UIF e documenta la liberalità in caso di successivo accertamento fiscale.

GoMutuo · Redazione GoMutuo

Contenuti informativi redatti dalla redazione di GoMutuo sulla base di informazioni pubbliche reperibili online, normativa vigente e fonti ufficiali. Le informazioni hanno carattere generale e divulgativo e non costituiscono consulenza personalizzata.

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